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Ricordando il crollo del muro

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Ricordando il crollo del muro

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Mentre Berlino si accinge a festeggiare i 25 anni della caduta del muro l’ex passeur Burkhart Veigel continua a guidare gruppi di turisti su quelli che erano i punti nevralgici in cui tentare di scappare dalla Germania Est verso l’ovest attraverso i cunicoli della rete fognaria cittadina ai tempi della guerra fredda.

Viegel riusci’ a far passare centinaia di persone.
I sistemi non erano solo i tunnel segreti ma anche i falsi passaporti o nascondendo i fuggisachi nelle automobili in certi passaggi di frontiera. Veigel ha agito seguendo le sue convinzioni di amante della libertà.

Burkhart Veigel, ex passeur della libertà:
“La mia preoccupazione è che questa storia non venga dimenticata. Basta ancora ricordare che allora – pochi anni fa – a pochi metri da noi una dittatura assurda era in piedi, li’ non si poteva pensare, non si poteva dire quello che volevi, vietate le discussioni. E’ una cosa impensabile per me”.

Burkhart Veigel aveva iniziato a studiare medicina subito dopo la costruzione del muro nel 1961. Aiuto’ circa 650 persone a scappare. Una attività piena di rischi.

Burkhart Veigel: “Attraverso le complessive 75 gallerie a Berlino, di cui solo 19 erano funzionanti, forse 300 persone hanno guadagnato la libertà, attraverso le fogne sono scappati forse in 800, e con documenti falsi circa 10.000. Negli archivi della Stasi c’era ben scritto che i miei passaporti falsi erano identici a quelli reali. Beh, sapevo quello che facevo”

La polizia segretea della Repubblica Democratica Tedesca cerco’ di farlo rapire o eliminare con i suoi agenti all’ovest. Nel novembre del 1989 Veigel faceva l’ortopedico a Stoccarda e segui’ in tv il crollo del muro e la fine di un incubo.

Burkhart Veigel: “Naturalmente, ho pianto per ore davanti al televisore, ero terribilmente commosso. Era esattamente quello che volevo. Volevo la libertà per il popolo e improvvisamente l’aveva. E ‘stata la piu’ grande esperienza della mia vita. Il giorno dopo i miei figli si chiedevano perché papà piangesse in quel modo. Allora ho detto a loro quello che avevo fatto”.

Veigel minacciato dagli agenti dell’est decise a un certo punto di lasciare Berlino. La sua storia l’ha anche raccontata in un libro che s’intitola “Le strade attraverso il muro”.