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Quando Mosca guardava a ovest, 25 anni fa cadeva il muro di Berlino

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Quando Mosca guardava a ovest, 25 anni fa cadeva il muro di Berlino

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“Signor Gorbaciov, apra questo varco. Signor Gorbaciov, abbatta questo muro”. Fu Ronald Reagan a dare la prima picconata al Muro di Berlino. Un discorso storico quello del 12 giugno 1987, che non guadagnò le prime pagine dei giornali statunitensi, ma fece capire ai tedeschi dell’est che non erano soli.

Pavel Palazhchenko era l’interprete personale di Mikhail Gorbaciov. Secondo la sua testimonianza i due leader non hanno mai commentato quel discorso.

“Si trattò di un’apparizione ad effetto, ma a Mosca fu considerato solo come un gesto teatrale e Gorbaciov si limitò a dire ‘sappiamo che la prima professione del presidente Reagan è quella di attore’ – ricorda Palazhchenko – Perché Gorbaciov non poteva abbattere il muro. E quando il muro è caduto, è stato per volontà dei tedeschi”.

Nell’ufficio dell’ex presidente sovietico fa bella mostra un enorme frammento del muro di Berlino. Ma un quarto di secolo fa, né Gorbaciov né il cancelliere tedesco Kohl avrebbero mai immaginato una così rapida riunificazione della Germania. Anzi, la Gran Bretagna e la Francia avevano anche qualche timore.

“La Thatcher era certamente molto preoccupata. Lo posso affermare con certezza. L’ho vista spesso in quei mesi, in quegli anni. Le dirò di più: era preoccupata anche delle rivoluzioni di velluto in Europa centrale – aggiunge Pavel Palazhchenko – Una posizione paradossale perché erano rivoluzioni capitaliste. E se esisteva un sostenitore di un capitalismo senza regole, era proprio la Thatcher. Tuttavia, era anche una persona che preferiva la stabilità. Mitterrand assunse una posizione diversa. Ci sostenne attivamente nel prevenire la creazione di nuove infrastrutture militari nella Germania orientale, per evitare il dispiegamento di armi nucleari e di truppe supplementari in Germania. E aiutò a ridurre la presenza militare”.

Igor Maksimychev nel 1989 era Consigliere dell’Ambasciata sovietica in Germania. Secondo la sua testimonianza, la caduta del muro di Berlino non fu percepita come una tragedia dal Cremlino: “Gorbaciov era felice – ricorda – Felice del fatto che finalmente il problema del muro fosse stato eliminato. Non esisteva più, buttato giù dai tedeschi stessi. Era felice perché non eravamo stati coinvolti in quella fase e non saremmo stati responsabili delle conseguenze”.

Oggi il giudizio del Cremlino verso quell’epoca è diverso. Si ritiene che Gorbaciov avrebbe dovuto essere più duro, chiedendo, in cambio della riunificazione tedesca, garanzie a tutela degli interessi di Mosca in Europa.

“Ci furono promesse tante cose, ma solo verbalmente. Non esistevano impegni scritti o documenti ufficiali – conclude Igor Maksimychev – E poi abbiamo scoperto che nessuno ci doveva nulla. E alla fine? La Nato è andata a est? Sì, lo ha fatto”.

“A quel tempo non potevano essere offerte garanzie per l’Europa orientale – sostiene, al contrario, Pavel Palazhchenko – Perché quei paesi erano ancora membri del Patto di Varsavia. Ma anche quando il Patto di Varsavia ha cessato di esistere, la domanda di adesione di questi paesi alla Nato non ha mai trovato opposizione”.

Un grande gioco geopolitico cambio la vita a est della Cortina di Ferro. Una storia parzialmente conservata nel Museo dell’esercito sovietico.

“Questi missili erano in Germania prima del ritiro delle nostre truppe – spiega Andrei Rakhmanin, ex soldato sovietico – Alcuni di questi sono ancora in dotazione all’esercito”.

Andrei Rakhmanin e Alexander Balashov hanno servito l’esercito sovietico nel reparto occidentale. Il 9 novembre 1989, Andrei era in servizio al posto di blocco quando un gruppo di tedeschi raggiunse il suo varco festeggiando e urlando.

“Uscii e dissi: ho capito, si tratta di un grande evento, ma questo ancora non è un posto dove è ammmesso bere – ricorda Andrei Rakhmanin – Mi risposero ‘Sì, è un grande evento! Una tragedia terribile! Quegli idioti hanno deciso di unirci con gli occidentali. Vieni a bere con noi, ufficiale russo’”.

I 18 mesi successivi alla caduta del muro che condussero all’istituzione della Germania unificata furono piuttosto complicati per i soldati sovietici. Un tempo considerati “alleati”, all’improvviso furono visti come occupanti.

“Alcuni ragazzi di circa dieci anni giocavano alla guerra. Usavano dei bastoni come pistole – ricorda Alexander Balashov – La nostra colonna militare passò accanto a loro e li vedemmo puntare i bastoni contro di noi. Non fu una bella impressione”.

Un quarto di secolo più tardi, le bancarelle di souvenir nella Piazza Rossa rappresentano una sorta di barometro politico nazionale. Nel capitalismo, la domanda crea l’offerta. Così potete facilmente trovare la Matriosca di Putin, Stalin e Lenin. Ma quella di Mikhail Gorbaciov, uno degli autori dell’unificazione tedesca e un grande amico dell’Occidente, è sempre più difficile da trovare.