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Germania: a 25 anni dalla riunificazione giovani in fuga dall'est

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Germania: a 25 anni dalla riunificazione giovani in fuga dall'est

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Nel 1945, a Potsdam, i vincitori della Seconda Guerra mondiale decisero i nuovi assetti politici del mondo. 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, la Versailles tedesca è al centro della rivoluzione demografica della Germania unita. Sempre più berlinesi si trasferiscono in quella che fu la residenza estiva della nobiltà tedesca, a soli 25 minuti di treno dalla capitale. Molti politici e celebrità si sono trasferiti nelle antiche ville e gli immobiliaristi prevedono 20.000 nuovi arrivi nei prossimi 15 anni.

“Nel corso degli ultimi 25 anni Potsdam si è trasformata. È risorta dalla polvere per diventare un vero e proprio gioiello – spiega l’agente immobiliare, Carsten Hopf – Gli appartamenti più lussuosi sono valutati 5000 euro al metro quadrato o più. Ma appena fuori Potsdam, i prezzi stanno crollando”.

Berlino e Potsdam sono nel cuore di Brandeburgo, regione grande quanto il Belgio che conta 2 milioni e mezzo di abitanti. E nonostante i grandi investimenti fatti, il pil procapite dei land orientali corrisponde al 70% circa di quello occidentale:

“Il Cancelliere Helmut Kohl promise all’est un grande avvenire con la riunificazione – aggiunge l’inviata di euronews, Andrea Buring – Da allora le autorità pubbliche, le imprese e gli investitori privati ​​hanno investito circa 1 miliardo e 600 milioni di euro nell’ex DDR. In molti casi con grande successo: la produzione economica è cresciuta un po’ ovunque. Ma non nella regione di Brandeburgo che rimane un luogo di forti contrasti”.

Dopo la riunificazione l’economia dell’est ha recuperato parte del divario. Ma attualmente la crescita è rallentata. Anche se, in media, la disoccupazione nella Germania orientale si è dimezzata nel corso degli ultimi dieci anni, le zone rurali restano al palo. Templin, nella regione di Brandeburgo ne è un esempio. Il suo tasso di disoccupazione al 15% è il più alto di tutta la Germania. Come molte altre regioni della ex DDR, 40 anni di pianificazione economica hanno lasciato il segno.

“Il nostro problema è che tante persone non hanno l’istruzione di base necessaria a iniziare un apprendistato o altri tipi di formazione – spiega Christian Weckert, capo del centro per l’impiego nell’Uckermark – E coloro che sono qualificati di solito si trasferiscono a Berlino o Amburgo. È molto difficile per le nostre imprese locali avviare i corsi di formazione”.

Una tragica contraddizione: da un lato un elevato tasso di disoccupazione, in tanti casi a lungo termine. D’altra parte ci sono lavori disponibili, in particolare nei settori dell’assistenza agli anziani, della sanità e del turismo, ma mancano le qualifiche e la disponibilità.

“È davvero drammatico. I giovani se ne vanno. Recentemente e per la prima volta, non sono riuscito a tenere aperta la mia attività sette giorni su sette – ricorda Volker Müller Hagenbeck, gestore di una paninoteca ambulante – Sto considerando l’ipotesi di chiudere durante la settimana per lavorare solo il venerdì, il sabato e la domenica. Perché non riesco a trovare personale qualificato”.

“I giovani non hanno alcuna prospettiva qui – sostiene una pensionata di Templin – Nessuna industria, niente. Solo il turismo. La regione sta invecchiando e Templin non fa eccezione. È un bel posto, sì. Ma questo non mette il cibo in tavola”.

Ad eccezione di Berlino, la Germania orientale ha perso quasi il 14% della sua popolazione. L’Uckermark non fa eccezione: la regione affronta un vero e proprio esodo della sua gente che provoca l’innalzamento dell’età media e una mancanza di competenze: a Templin, quasi un terzo della popolazione ha più di 60 anni.

Le grandi aziende sono rare nell’Uckermark, anche a causa della mancanza di infrastrutture. Schwedt, sede di impianti industriali ai tempi della DDR, è una considerevole eccezione. Ma anche lì, le imprese si trovano ad affrontare sfide impegnative. La raffineria PCK dovrà sostituire oltre la metà della sua forza lavoro nei prossimi 15 anni, perché quegli operai andranno in pensione.

“Il problema è trovare al più presto dei giovani lavoratori. Solo così avremo una speranza – afferma Jos van Winsen, amministratore delegato della PCK – Ma sta diventando sempre più difficile per le aziende specializzate trovare impiegati e operai. Siamo un po’ troppo lontani dalle grandi città”.

Ma se i principali centri urbani sono lontani, la Polonia è molto vicina e nella zona ci sono riserve naturali e foreste ovunque. Abbastanza per spingere il 31enne Sascha Nehls a tornare a casa. Dopo aver studiato a Cottbus, ha vissuto in Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. È tornato per organizzare dei gruppi di incontro per i rimpatriati e i nuovi residenti.

“È innanzitutto un cambiamento quando arrivi da una grande città. È una zona rurale e ovviamente richiede un po’ di spirito di adattamento – ammette Sascha – Ma molte persone adorano la calma e le brevi distanze. E se pensi di avere dei bambini, questo è un posto perfetto per loro, gli piace”.

25 anni dopo la riunificazione, il divario tra est e ovest resta, ma la Germania non si ferma: nel mese di ottobre sono stati creati 22mila nuovi posti di lavoro.