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Burkina Faso, 27 anni di dittatura

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Burkina Faso, 27 anni di dittatura

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Nel Burkina Faso fuori controllo l’esercito promette di guidare il paese verso nuove elezioni. Al termine di due giorni di violenza e di confusione assoluta, il presidente Blaise Compaoré, dopo essere stato condotto dai militari in un luogo segreto, ha lasciato il potere. Una situazione rara in uno dei paesi politicamente più stabili dell’Africa occidentale.

A scatenare la rabbia è stata l’ultima forzatura del governo che ha votato una legge per concedere una nuova deroga al mandato di Compaoré, salito al potere 27 anni fa con un golpe in cui fu ucciso l’eroe nazionale Thomas Sankara.

Nel 1983, Blaise Compaoré è al fianco del capitano Sankara, quando quest’ultimo prende il potere. Sankara vuole uscire dall’orbita della Francia e rendere il suo paese, che ha ribattezzato Alto Volta, una nazione autosufficiente. Compaoré non è d’accordo e rovescia Sankara che viene assassinato. Il suo successore ha sempre negato ogni coinvolgimento nell’omicidio.

Sotto la guida dell’ex potenza coloniale, Compaoré si piega alle esigenze francesi. Nel giugno 1990, François Mitterrand, rivolgendosi a una platea di capi di Stato africani, detta la linea con queste parole: “Non c‘è sviluppo senza democrazia e non c‘è democrazia senza sviluppo”.

Il presidente burkinabé è costretto a avviare le riforme democratiche. Una nuova costituzione, un sistema multipartitico ed elezioni libere. Questo non gli impedisce di essere rieletto per tre volte con percentuali bulgare degne di una dittatura.

Il paese non prospera e rimane uno dei 10 paesi meno sviluppati al mondo e uno dei più poveri. L’80% della forza lavoro si dedica all’agricoltura. Oltre il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ma la rabbia della popolazione non esplode. Fino ad oggi.

Compaoré ha sempre goduto di una grande popolarità. Una figura patriarcale che, nonostante un passato da golpista e le sue dubbie amicizie, riesce a tagliarsi un ruolo, con l’aiuto di Parigi, sulla scena internazionale. Agli occhi degli occidentali è il mediatore dei conflitti nella regione, come in Mali e in Costa d’Avorio. Agli occhi della sua gente oggi è un golpista rovesciato da un altro golpe.

Burkina Faso: Chi potrebbe prendere il posto di Blaise Compaoré? Euronews lo ha chiesto a un giornalista esperto di questioni africane.

Sophie Desjardin, euronews: Georges Dougueli, buongiorno. Lei è giornalista a Jeune Afrique e sta monitorando gli eventi in Burkina Faso. La situazione appare davvero esplosiva. Abbiamo visto scene di collera, distruzione, ma nessuna repressione brutale. È una cosa normale in Africa? Che lezione possiamo trarre da tutto ciò?

Georges Dougueli, Jeune Afrique: Sapevamo bene che una parte delle forze armate non avrebbe condiviso la manovra attuata dal presidente il 21 ottobre scorso per arrivare a una revisione costituzionale. Le forze armate si sono dunque unite ai manifestanti, hanno rifiutato di sparare sulla folla scesa in strada. E possiamo perfino capire perché una parte degli ex alleati del presidente abbiano cambiato idea unendosi a chi protesta. Insomma si tratta di sviluppi prevedibili se si analizzano gli ultimi anni della politica nel paese.

Sophie Desjardin, euronews: Blaise Compaoré era al potere da 27 anni. Un potere esercitato spesso in maniera illecita. È stato il tentativo di riforma costituzionale che ha dato fuoco alle polveri? Perché i cittadini non hanno mai protestato prima?

Georges Dougueli, Jeune Afrique: Se non lo hanno fatto è perché rispettavano la legge, quella legge che oggi qualcuno cerca di violentare contro la volontà popolare. Per questo i cittadini si sono fatti sentire. Si sono sollevati per impedire al parlamento di compiere questa modifica.

Sophie Desjardin, euronews: Esiste un successore politico credibile a Compaoré?

Georges Dougueli, Jeune Afrique: Ce ne sono parecchi. L’opposizione è piena di personalità capaci di riprendere la fiaccola. Penso ad esempio a Roch Marc Kaboré; era un sodale di Compaoré prima di sbattere la porta e lasciare il partito al potere per creare una frazione di opposizione. Penso a Salif Diallo a Ablassé Ouedraogo. Anche Simon Compaoré potrebbe essere un successore, ma ci sono numerose personalità che potrebbero riprendere la fiaccola e dirigere il paese dopo Compaoré.

Sophie Desjardin, euronews: Lei non crede che quello che sta accadendo in Burkina Faso potrebbe rappresentare una sorta di primavera africana?

Georges Dougueli, Jeune Afrique: Quello che sta accadendo in Burkina Faso potrebbe avere l’effetto di una palla di neve che si trasforma in valanga. Il prossimo Paese sulla lista potrebbe essere Congo Brazzaville. Laggiù il processo potrebbe essere in corso, non sappiamo ancora. Il presidente non si è ancora pronunciato, non ha ancora detto se intende ripresentarsi, se vuole restare al potere cambiando la costituzione. Pensiamo anche al Benin dove esiste una tentazione di far saltare le catene dei limiti costituzionali. Anche questi due paesi potrebbero vivere uno scenario simile a quello del Burkina Faso.