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Tunisia al voto per completare transizione, priorità alla sicurezza

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Tunisia al voto per completare transizione, priorità alla sicurezza

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A una manciata di giorni dal voto per il rinnovo del parlamento, il tema della sicurezza è in cima alla preoccupazione dei tunisini. È convinzione diffusa che possa segnare la fine di un periodo transitorio, avviato dopo la rivoluzione del 14 gennaio 2011.

Il ministro dell’Interno tunisino ha definito elevato il rischio di attentati terroristici nel periodo del voto e dello scrutino e si susseguono le operazioni delle forze dell’ordine.

“Queste elezioni saranno un successo. Il ministero dell’Interno e quello della Difesa sono pronti a garantirne il libero svolgimento – dice Mohamed Ali al-Aroui, portavoce del ministro dell’Interno – Cinquantamila tra soldati e poliziotti saranno dispiegati nei seggi elettorali e in tutto il paese. La Tunisia riuscirà a completare la transizione verso la democrazia”.

Per strada sembra che la gente stia riacquistando fiducia e rispetto verso gli agenti, nonostante il paese abbia subito per tanti anni un regime di polizia.

“Solo ora si avverte che è tornata la sicurezza – dice un commercinate – È vero che per un certo periodo hanno abusato della forza perché la polizia era stata umiliata, ma ora la situazione è migliorata significativamente. Prima nessuno osava uscire di casa dopo le 8 di sera per i continui attacchi di vagabondi e mendicanti”.

“La situazione della sicurezza non è né positiva, né negativa – sostiene un abitante di Tunisi – Le forze di polizia tunisina devono essere riformate”.

“Che Dio aiuti la polizia – esclama una pensionata – Stanno facendo un lavoro enorme, inaudito. Sono in strada giorno e notte. Cosa vogliamo di più?”

L’esecutivo tecnico attualmente in carica ha avviato la riforma delle forze dell’ordine, ma resta molto da fare dopo decenni di uso politico della polizia.

“Sul piano della sicurezza siamo sulla strada giusta. I risultati sono positivi, in particolare per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo – spiega Nidhal Ouerfelli, portavoce del governo – Spero che il prossimo governo prosegua su questa linea”.

L’anno scorso la Tunisia ha vissuto una grave crisi politica in seguito all’assassinio di due leader dell’opposizione. Una crisi che ha provocato la caduta di due governi di coalizione dominati dal partito islamico Ennahda. Il precipitare degli eventi ha costretto i conservatori a lasciare il posto a un governo non politico.

“Sono tante le minacce che incombono sulla Tunisia, in particolare il terrorismo – Maya Jribi, segretaria del partito Repubblicano tunisino – È anche vero che il governo attuale è riuscito a calmare la situazione offrendo stabilità politica. L’altro passo decisivo è stato rappresentato dalla ratifica della Costituzione, tanto che ora si respira quasi un senso di appagamento”.

La Tunisia è esempio di rivoluzione pacifica, ma può anche essere esempio di una altrettanto pacifica transizione democratica. Resta la minaccia del fondamentalismo, la stessa che ha spinto l’Algeria a chiudere le frontiere in occasione delle elezioni.

“Il successo del periodo di transizione in Tunisia diffonde l’ottimismo nel paese modello della primavera araba – conclude l’inviato di euronews, Sami Fradi – Senza sbilanciarsi troppo, la verità è che il processo democratico avanza, ma a piccoli passi”.