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Tunisia al voto: lotta al fondamentalismo per avviare 'laboratorio' arabo


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Tunisia al voto: lotta al fondamentalismo per avviare 'laboratorio' arabo

La transizione democratica della Tunisia è minacciata dalla proliferazione dei gruppi islamisti.

Il primo paese arabo a tenere elezioni parlamentari democratiche è anche quello dal quale sono partiti il maggior numero di miliziani entrati a far parte dell’auto-proclamato Stato islamico. 400 tunisini sono già rientrati in patria dalla Siria e dall’Iraq e molti di questi sono stati arrestati.

“Ci sono dei problemi al confine con l’Algeria, in particolare sul Monte Chaambi. Il nostro intervento è stato massiccio – spiega Mohamed Ali EL-Aroui, portavoce del ministro dell’Interno – abbiamo arrestato parecchi terroristi nei giorni scorsi e abbiamo anche ucciso dei sospettati. Abbiamo fatto grandi progressi nella lotta al terrorismo”.

Il voto di domenica è stato preceduto da una serie di operazioni di polizia. Questo venerdì c‘è stato un blitz in una casa alla periferia di Tunisi dove si erano asserragliati uomini armati. Erano membri di un’organizzazione che riusciva a far entrare nel paese combattenti salafiti in cambio di denaro.

Le forze di sicurezza hanno invece fatto irruzione in un appartemento della capitale dove dei miliziani islamici tenevano in ostaggio una famiglia. Nello scontro a fuoco sono state uccise sei persone.

Le autorità tunisine hanno deciso di chiudere fino a domenica due valichi di frontiera al confine con la Libia.

“Abbiamo rimesso in funzione i posti di blocco, come quello a Ras Jedir che è stato completamente rinnovato anche nelle infrastrutture – spiega Nidhal Ourfelli, portavoce del governo – Poi abbiamo creato un coordinamento con l’esercito nazionale, la polizia e le guardie di dogana”.

Il partito laico Nidaa Tounes accusa il gli islamici di Ennahdha di aver spinto i giovani, in gran parte disoccupati, in braccio ai fondamentalisti.

“Gli uomini che erano al potere o che avevano legami con il potere hanno reclutato i giovani tunisini – sostiene Taieb Baccouhe, segretario di Nidaa Tounes – sfruttando la povertà, l’emarginazione, la disoccupazione, la corruzione e la jihad, come se quella fosse una vera jihad”.

Il partito islamico moderato, strafavorito per la vittoria elettorale, si propone come modello per sconfiggere gli estremisti, ma condivide con questi l’ostilità verso i media occidentali.

“Il partito ha ordinato per iscritto che è vietato parlare ai media stranieri – spiega Abdelfattah Mourou, vice presidente di Ennahdha – Evitate di mettermi in una situazione imbarazzante, altrimenti sarò sanzionato e diranno che non rispetto le regole”.

La Tunisia potrebbe rappresentare nuovamente un esempio per tutti gli altri paesi dell’area, nel bene e nel male.

È molto probabile che sarà un governo di coalizione a dover affrontare la lotta al fondamentalismo, un laboratorio arabo con una maggioranza formata da un partito laico e da uno confessionale.

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