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Serbia: prima visita di un ministro kosovaro a Belgrado

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Serbia: prima visita di un ministro kosovaro a Belgrado

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Senza segni identificativi nazionali, ma è pur sempre una prima volta: il Ministro degli Esteri kosovaro ha partecipato a Belgrado a un vertice sulla cooperazione politica ed economica nei Balcani occidentali, con la controparte serba, quella albanese e i Commissari europei agli affari economici e all’allargamento.

La Serbia continua a non riconoscere l’indipendenza del Kosovo.
Secondo il ministro di Pristina, è ora di risolvere la questione:
“Secondo noi il dialogo dovrebbe portare a un Trattato di pace, che includa il riconoscimento del Kosovo come stato indipendente, in modo di consentire al Kosovo un’adesione alle Nazioni Unite e ai vari organismi regionali, europei e globali”.

Rapporti progressivamente meno tesi, ma c‘è ancora da gettare acqua sul fuoco riaccesosi recentemente con la provocazione allo stadio di Belgrado, durante un incontro di qualificazione agli Europei di calcio.

‘‘Gli affari di Stato – dice il ministro albanese – non possono essere determinati dagli hooligan, non possono dipendere da una partita di calcio, e noi abbiamo il dovere di formare l’opinione pubblica. Siamo stati eletti per far fare dei passi avanti ai nostri Paesi”.

Era il 14 ottobre, e un drone con la bandiera della grande Albania, che include alcune regioni serbe, faceva improvvisamente capolino sullo stadio. Un calciatore l’ha afferrato, da lì è nato un parapiglia con tanto di invasione di campo. A guidare il drone pare sia stato un 32enne albanese residente in Italia, amico del fratello del premier di Tirana, che avrebbe pianificato la provocazione.