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Ungheria, Szijjarto a Washington: "non accettiamo che si dubiti della nostra democrazia"

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Ungheria, Szijjarto a Washington: "non accettiamo che si dubiti della nostra democrazia"

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L’appuntamento a Washington del ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó si è trasformato in un’occasione per un confronto con il governo americano sui sei funzionari magiari non graditi negli Stati Uniti.

Quattro ore, al termine delle quali nemmeno una conferenza stampa o un documento, segno di quanto siano forti le tensioni.

“Ho detto all’assistente segretario – ha affermato Szijarto intervistato dal corrisondente di euronews a Washington, Stefan Grobe – che siamo sempre aperti al dialogo su questioni specifiche. Ma c‘è una cosa che non possiamo accettare. Non accettiamo che qualcuno contesti o metta in dubbio l’approccio democratico e i valori democratici del nostro Paese”.

Anche il fatto, già deciso da tempo, che il ministro ungherese non avrebbe incontrato il suo pari John Kerry, ma la sua vice Victoria Nuland, rappresenta un segnale.

L’amministrazione Obama è insodisfatta del governo ungherese da molto tempo. E ora sembra che la pazienza stia finendo. Il messaggio sembra essere ‘cambiate atteggiamento o ne pagherete le conseguenze’.

Gli attriti vanno avanti da quando Viktor Orban è primo ministro, ma il caso in discussione è nuovo e ha avuto origine dentro le mura dell’amministrazione tributaria.

“Il governo – ha raccontato ai microfoni di euronews András Horváth, che in quegli uffici è stato funzionario – ha ricevuto molte segnalazioni sulla corruzione nell’autorità fiscale negli ultimi anni. Non solo da me, ma anche da molti altri colleghi. Io ho sporto anche una denuncia. Ma nulla è accaduto”.

I casi di corruzione sono numerosi e sarebbero state coinvolte anche due aziende americane. Ma in Ungheria si ritiene la mossa statunitense una sorta di ritorsione verso una politica del governo considerata antidemocratica e per la ritrovata vicinanza di Budapest alla Russia di Putin.

Il governo Orban si è apertamente schierato contro le sanzioni decise dall’Unione Europea contro Mosca in seguito alla riannessione della Crimea e alla situazione che si è creata nell’est dell’Ucraina.