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Ungheria e Usa sempre più ai ferri corti

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Ungheria e Usa sempre più ai ferri corti

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Qual è il reale motivo degli attriti, ormai sempre più evidenti, tra il governo di Budapest e quello di Washington?

La domanda attanaglia la stampa ungherese, da quando l’amministrazione Obama ha negato il visto per gli Stati Uniti a sei funzionari magiari, sospettati di corruzione.

La corrispondente di euronews a Budapest, Andrea Hajagos, spiega che “il punto chiave è se la decisione americana è stata presa solo per il caso di sospetta corruzione o se abbia invece radici più profonde, dal momento che, recentemente, gli Stati Uniti hanno più volte criticato il governo ungherese”.

Da tempo, Stati Uniti e Unione europea accusano il premier ungherese Orban di aver impresso una svolta autoritaria che favorisce la corruzione e minaccia la democrazia.

L’incaricato presso l’ambasciata americana a Budapest, André Goodfriend, sostiene che “il governo ungherese avrebbe potuto agire nell’interesse dei cittadini in base alle informazioni che gli sono state presentate da organismi di controllo, associazioni e società civile, anziché aspettare che gli Stati Uniti gli dicessero su quali casi indagare”.

Per l’amministrazione Obama, il caso ungherese sarebbe rappresentativo di una tendenza involutiva che si rafforza nell’est Europa, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.

Simona Kordosova, analista del think tank Atlantic Council, afferma che questa tendenza si sta diffondendo in diversi Paesi della regione. “C‘è la sensazione – spiega – che corruzione, comportamenti anti-democratici, e sistemi giudiziari inefficenti o politicizzati mettano a repentaglio le conquiste ottenute in termini di diritti e di democrazia”.

Di recente, Budapest si è opposta alle sanzioni contro la Russia di Putin. Un segnale che avrà certo fatto suonare un campanello di allarme a Washington.