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Tunisia, rischio astensione alle legislative di domenica

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Tunisia, rischio astensione alle legislative di domenica

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Poco meno di 5,3 milioni di elettori tunisini stanno per essere chiamati a scegliere il parlamento che li rappresenterà per i prossimi cinque anni.

Le legislative di domenica prossima e le presidenziali del 23 novembre chiudono la complessa transizione avviata nel 2011 con la rivoluzione contro il regime di Ben Ali.

Tra le tante formazioni politiche in lizza, le favorite domenica sono il movimento islamico Ennahda, che tre anni fa arrivò in testa alle elezioni per l’assemblea costituente, e il partito Nida, di impianto laico.

“La maggior parte dei tunisini spera che i voti vadano a chi davvero li merita, contrariamente a ciò che avvenne nel 2011”, sostiene l’analista Khaled Abid. “Credo – aggiunge – che questo atteggiamento favorirà il voto di protesta”.

Una delle principali incognite riguarda l’astensione. Un basso tasso di partecipazione toglierebbe legittimità alla giovane democrazia tunisina. Ma, a Tunisi, molti sembrano già aver fatto la propria scelta.

“Spero che queste elezioni siano trasparenti, come le precedenti. Dobbiamo aver fiducia perché gli elettori tunisini sono consapevoli e colti. E penso che anche questo scrutinio si svolgerà nel rispetto e nella trasparenza”.

“So già a chi darò il mio voto. Dalla politica mi aspetto che porti delle risposte per migliorare questo Paese, per combattere il terrorismo e per restituirci la Tunisia che amiamo. Auguro tutto il bene possibile al mio Paese”.

“Voterò per il partito Nida, sperando che aiuti il Paese, soprattutto i più poveri. Spero davvero che sarà all’altezza della situazione”.

“Voterò di nuovo per Ennahda perché è un partito onesto. E’ stato al potere e poi si è ritirato, e lo ha fatto deliberatamente, senza esservi costretto”.

Da queste elezioni, i tunisini si aspettano soprattutto un rilancio economico del Paese, che all’inizio dell’anno ha beneficiato di prestiti da parte del Fondo monetario internazionale.

“L’unico rimpianto per gli ultimi tre anni e dopo la rivoluzione riguarda l’economia – sostiene Nidhal Ouerfelli, portavoce del governo uscente – Ci siamo occupati delle riforme sociali, politiche e costituzionali e l’aspetto economico è stato in qualche modo dimenticato. Oggi, l’economia ci richiama all’ordine”.

Crescita economica rallentata, disoccupazione e inflazione arrivata al 6% nei primi sei mesi dell’anno sono i fattori che più preoccupano i tunisini.

“Il costo della vita è troppo elevato, così non si riesce ad andare avanti. In qualunque negozio o bottega si metta piede, i prezzi sono esorbitanti”.

“La maggior parte dei tunisini si dice scontenta per l’alto costo della vita, ma non abbiamo scelta. Dobbiamo essere comprensivi e ottimisti, non c‘è spazio per il pessimismo”.

Chiunque vincerà le prossime elezioni dovrà darsi da fare per restituire fiducia all’elettorato, spiega l’inviato di euronews a Tunisi, Sami Fradi: “Quattro anni dopo la rivoluzione, la gente continua a lamentarsi per l’alto costo della vita. Molti sono delusi dai politici e non sono più disposti a credere a promesse che tardano a realizzarsi”.