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Grecia: alla ricerca del tesoro di Antikythera

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Grecia: alla ricerca del tesoro di Antikythera

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“Back to Antikythera” è il nome della nuova missione archeologica marina organizzata dalla Soprintendenza alle Antichità greche in collaborazione con l’Istituto oceanografico di Woods Hole del Massachusetts. L’area interessata è la zona dove più di 2.000 anni fa affondò una nave carica di opere d’arte.

L’equipe di ricercatori collabora con archeologi subacquei equipaggiato di una tuta denominata Exosuit. Realizzata in lega di alluminio, resiste ad immersioni fino a circa 300 metri di profondità. L’Exosuit raggiunge un peso di oltre 200 kg ed è supportata da quattro propulsori da 1,6 cavalli con due sistemi per la gestione dell’ossigeno. L’autonomia è di circa 50 ore ciascuno.

«Anche se sembra una tuta spaziale molto complessa – spiega Theotokis Theodoulu, archeologo – l’Exosuit è in realtà abbastanza semplice. Non permette solo di realizzare immersioni. Quello che indossiamo è sostanzialmente un sottomarino”.

I primi reperti del relitto furono riportati in superficie tra il 1900 e il 1901 e tutti gli altri molto più tardi – nel 1976 – grazie anche all’esploratore francese Jacques Cousteau. Tra questi fu recuperato il famoso “meccanismo di Antikythera”, considerato il calcolatore più antico del mondo.

“Il meccanismo di Antikythera rappresenta l’antenato dei nostri primi computer ed è il reperto più prezioso recuperato dal
relitto. Tuttavia, il mare conserva altri tesori. Gli archeologi sperano che questa missione porterà a galla altri reperti. Dopo tutto, il mare greco è il più grande museo inesplorato d’ Europa. Dall’isola di Kythira, Apostolos Stailos per euronews”.