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Serbia, la visita di Putin divide l'opinione pubblica

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Serbia, la visita di Putin divide l'opinione pubblica

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Nella città serba di Novi Sad, un ottantina di chilometri a nord di Belgrado, il Putin Cafe accoglie una clientela ristretta ma fedelissima.

Aperto un anno fa, il bar raccoglie foto e articoli che esaltano l’immagine del presidente russo. Dalle casse, vecchie canzoni dell’Armata rossa.

Milovan Zugic si presenta come un russofilo doc: “I due terzi dei serbi adorano Putin – assicura – l’altro terzo della popolazione che non lo ama, in Serbia come in Russia, è al soldo degli occidentali. Possono comprare chiunque con il denaro, ma il cuore non si compra”.

In Serbia, la visita del capo del Cremlino divide l’opinione pubblica. Jelena Milic, direttrice del Centro per gli studi transatlantici, con sede a Belgrado, esprime un malumore diffuso: “Questa visita è una provocazione – dice – non ha senso celebrare la liberazione di Belgrado il 16 di ottobre, quando l’anniversario è il 20. Putin si è fermato qui di passaggio tra un volo e l’altro, non è giusto”.

Nella capitale serba sono comparsi graffiti a tema: la croce di Sant’andrea, divenuta simbolo della ribellione filorussa nell’Ucraina occidentale; ma anche ritratti di Putin con la scritta: attento, lui ti osserva.