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Ebola: epidemia a dicembre raggiungerà il picco, Oms frena allarme per Occidente

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Ebola: epidemia a dicembre raggiungerà il picco, Oms frena allarme per Occidente

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Gueckedou, Guinea Conakry. In questo villaggio è stato il focolaio di Ebola che in sette mesi ha ucciso più persone che nei 40 anni precedenti. Ora l’Oms e l’Onu cercano di non sottovalutare la situazione. Il numero di casi è in aumento e il rischio di contagio potrebbe estendersi a macchia d’olio.

Questo ceppo del virus è il più pericoloso dei cinque conosciuti in tutto il mondo, di cui quattro in Africa. Il paziente che ne è affetto non è contagioso durante il periodo di incubazione che può variare dai 2 a 21 giorni. Lo diventa una volta che si manifestano i sintomi. I veicoli di contagio sono la saliva, il sangue, il sudore, le feci e lo sperma, fluidi corporei con i quali è molto facile entrare in contatto.

Soprattutto se si è un parente della vittima o un membro del personale medico. Queste due categorie di persone sono le più colpite da Ebola. Se il personale medico è tenuto a prendere le massime precauzioni, che non sempre funzionano, la situazione è molto più rischiosa quando una madre si prende cura del figlio malato. Molte di loro non prendono alcuna precauzione e il problema maggiore, in questo momento, è proprio la velocità di propagazione

“I pazienti già in isolamento sono trattenuti e probabilmente moriranno – spiega Moses un medico liberiano – Ma chi fra loro è ancora abbastanza forte da lasciare l’ospedale, fugge a casa per trovare cibo. E una volta fuori, infetterà i membri della sua comunità, quindi avremo più contagi”.

“Dobbiamo essere in grado di isolare quanti più casi possibili per evitare che siano infettate altre persone – sostiene Fernando Fernandes, medico dell’organizzaione Echo – Solo così arriveremo a interrompere l’epidemia e in quel momento saremo in grado di controllare il virus, ma non siamo ancora a quel punto”.

La conferma arriva dalle statistiche: tra il 1976 e il 2012, i vari focolai di Ebola hanno provocato 1590 vittime.

Ad ottobre di quest’anno, invece, si contano 8900 casi e più di 4400 morti. Un tasso di mortalità compreso tra il 50 e il 70%.

E il peggio deve ancora arrivare. Attualmente l’epidemia fa registrare 1000 nuovi casi a settimana ed entro dicembre potrebbe accelerare fino a 5-10 000 nuovi casi a settimana.

E mentre l’epidemia avanza in Africa occidentale, si cerca di evitare la diffusione in altri continenti. I protocolli di sicurezza e di quarantena sono drastici in Europa e in nord America e l’Organizzazione mondiale della Sanità ha ridimensionato il rischio di una diffusione di
ebola in Occidente. Tuttavia, i casi sporadici registrati in questi giorni potrebbero aumentare.