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Austerity: l'eccezione francese

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Austerity: l'eccezione francese

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Francia al bivio tra austerità e crescita. La manovra di bilancio di Parigi sarà esaminata questo mercoledì a Bruxelles e il governo socialista va incontro alla procedura di infrazione per il mancato rispetto del limite del 3% del rapporto deficit/pil. Due le opzioni: il crollo delle finanze o la ribellione contro la governance finanziaria dettata dalla Germania.

Parigi difende la sua posizione e parla di circostanze eccezionali: “Noi siamo per la stabilità finanziaria, ma rifiutiamo l’austerità – le parole del ministro deléle Finanze, Michel Sapin – La conseguenza è che il disavanzo andrà al di sotto del 3% nel 2017”.

Il deficit pubblico, rivisto al 4,4% nel 2014, dovrebbe comunque raggiungere il 4,3% nel 2015. Non scenderà, invece, il disavanzo strutturale nonostante i trattati prevedano un calo dello 0,5% nei paesi con disavanzo eccessivo.

Inoltre, il debito pubblico della Francia ha superato la media dell’area euro, raggiungendo il 93,5% contro il 78,4% della Germania.

Non scende la spesa pubblica, nonostante i 50 miliardi di risparmio promessi dal governo entro il 2017. Una voce di bilancio che è già oltre 10 punti più alta di quella della Germania.

Infine, la pressione fiscale. Quella francese è tra le più alte in Europa, dietro solo a Danimarca e Belgio.

La Francia rischia una multa di 4 miliardi di euro. Per evitare il percorso di sacrifici la strada è molto stretta: Parigi deve dimostrare la credibilità del suo progetto che però non convince gli economisti:

“Non stiamo prendendo le giuste misure. Abbiamo bisogno di una terapia d’urto – sostiene l’economista, Marc Touati – E la terapia d’urto non è stata assolutamente applicata né da Sarkozy, né da Hollande. Questo è il dramma. Continueremo ad aumentare il deficit e continueremo ad aumentare il debito”.

Questa è la previsione. D’altra parte, però, il governo francese è impegnato da mesi in una resa dei conti con la Germania di Angela Merkel sulla questione dell’austerità. Il suo principale alleato è l’Italia di Matteo Renzi. Entrambi i paesi dicono sì alla disciplina fiscale, ma senza diktat e soprattutto: prima la crescita.

“Dobbiamo modificare le nostre politiche fiscali per avviare la crescita – ha ripetuto più volte il presidente francese, Francois Hollande – perché se tutti fanno austerità, che non è il caso della Francia, la crescita rallenterà ulteriormente”.

Il braccio di ferro con la Germania non si risolverà a breve, ma una cosa è certa: la Francia affronta questa partita in un contesto nuovo. La posizione di Hollande è già precaria e una sanzione da parte della Commissione europea aiuterebbe l’avanzata dell’estrema destra.