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Fuga dei capitali e svalutazione, il collasso dell'economia ucraina

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Fuga dei capitali e svalutazione, il collasso dell'economia ucraina

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Atmosfera tesa nei pressi della Banca centrale ucraina, a Kiev. Il deterioramento del potere d’acquisto sta provocando proteste sempre più diffuse contro la politica monetaria e gli ucraini accusano la Banca centrale di aver fatto crollare il tasso di cambio della moneta nazionale: nel 2012, occorrevano 10 grivnie per 1 euro, oggi oltre 16.

“È insostenibile. I salari non aumentano, le pensioni e gli stipendi sono congelati e siamo costretti a pagare al tasso di cambio più elevato – dice un manifestante all’esterno della sede della Banca centrale di Kiev – Il tasso di cambio con il dollaro è crollato e questo determina il prezzo dei generi di prima necessità e di tutto ciò che si trova nei negozi”.

Abbandonata dagli investitori e paralizzata dalla guerra nell’est del paese, l’economia ucraina ha avvertito il colpo. Questa crisi è peggiore di quella del 2009, quando il Pil registrò un calo del 15%.

Tra luglio del 2013 e lo stesso mese del 2014 ha registrato un ulteriore -9,5%, con la produzione industriale che si è ridottà di oltre 1/5 nello stesso periodo. La grivnia ha perso il 38% del suo valore sul dollaro dall’inizio del 2014.

Nei mercati di Kiev i prezzi sono alle stelle, pane, zucchero e carne registrano aumenti medi del 10%.

“Non posso comprare il cavolo che costa 5 grivne al chilo – spiega un’anziana abitante della capitale ucraina – E non parliamo della carne che costa tra le 70 e le 80 grivnie. Non posso comprarla”.

“Mangio pomodori, cetrioli e patate – aggiunge un pensionato residente a Kiev – Posso comprare queste cose un po’ alla volta. Non posso permettermi di mangiarle tutte insieme”.

Il Fondo monetario internazionale ha accordato a Kiev un finanziamento di 17 miliardi di dollari, ma a settembre l’Fmi ha riconosciuto che la somma potrebbe non essere sufficiente.

“Gli stipendi sono troppo bassi, il potere d’acquisto è in calo e così frena la domanda, soprattutto per le merci di importazione – spiega Volodymyr Lapa, direttore generale dell’associazione che raggruppa gli agricoltori ucraini – Gli ucraini cercano di acquistare cibo meno costoso e di qualità inferiore per arrivare alla fine del mese”.

“Dall’inizio del 2014, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati di almeno il 10%. Le ragioni sono l’aumento della benzina, del costo dell’energia e la svalutazione – conclude il giornalista di euronews, Dmytro Polonsky – Gli esperti dicono che il mercato agricolo rimarrà instabile almeno fino al 26 ottobre, giorno delle elezioni legislative”.