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I RAGNI E IL GAS

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I RAGNI E IL GAS

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Inserendo nel Dna di un baco da seta un particolare gene di ragno della specie Araneus ventricosus, il baco produrrà una seta molto più resistente. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori giapponesi del National Institute of Agrobiological Sciences, pensando di rispondere in questo modo alla domanda commerciale di materiali naturali di qualità come la seta, ma che siano fino al 50% più resistenti.

YOSHIHIKO KUWANA, RICERCATORE PRESSO IL NATIONAL INSTITUTE OF AGROBIOLOGICAL SCIENCES, TOKYO: “Abbiamo messo il gene del ragno tesitore in varietà commerciali di bachi da seta e siamo riusciti a produrre un nuovo tipo di seta 1,5 volte piu’ resistente del comune filo di seta”.

Non è la prima volta che gli scienziati lanciano esperimenti di questo tipo perchè ottenere quantità industriali di seta dai ragni è da sempre troppo difficile. I ragni non sono in grado di produrre molto filo come invece fanno i bachi. Questi ultimi oltretutto hanno il vantaggio di poter convivere pacificamente se raccolti in grandi allevamenti.

YOSHIHIKO KUWANA, RICERCATORE PRESSO IL NATIONAL INSTITUTE OF AGROBIOLOGICAL SCIENCES, TOKYO: “A differenza dei bachi da seta, i ragni hanno atteggiamenti cannibali, si mangiano fra di loro cosa che rende molto difficile allevarli. In realtà abbiamo provato a mettere due ragni nella stessa cassa, ma quando siamo tornati il giorno dopo ce n’era rimasto solo quello di sinistra”.

Sebbene per ora il lavoro rimanga confinato in un laboratorio di ricerca e non sia ancora stato applicato a livello aziendale, i presupposti per un futuro impiego su ampia scala sembrano esserci tutti. Certo ci si domanda se questo innesto genetico possa essere gestito agevolmente e dia comunque su larga scala i risultati sperati garantendo un filo di seta tanto.

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Sia gli ecologisti convinti che i molti scettici sono tutti convinti sull’urgenza di trovare nuove fonti per produrre l’elettricità.

Per la prima volta dei comuni batteri Escherichia coli sono stati trasformati in ‘fabbriche’ di propano, uno dei combustibili chiave per il futuro sostenibile. Il risultato, pubblicato su Nature Communications, è stato ottenuto dai genetisti inglesi e finlandesi coordinati da Patrick Jones dell’Imperial College di Londra. Gli Escherichia coli sono dei batteri che vivono nell’intestino di animali a sangue caldo, compreso l’uomo, e servono per una corretta digestione del cibo.

PATRIK JONES, RICERCATORE:
“Una volta ottimizzato il sistema e messe insieme le diverse componenti attive potremo osservare un impatto sul metabolismo per generare propano.”

Geneticamente modificati questi batteri producono gas propano sintetico che può essere utilizzato per diverse applicazioni. I ricercatori hanno manipolato il metabolismo degli acidi grassi negli Escherichia coli facendoli produrre gas propano in continuazione. Essendo però la produzione iniziale modesta i ricercatori hanno identificato e aggiunto componenti biochimici che potenziano la reazione di biosintesi.

Questo sistema di manipolazione del metabolismo aprirebbe nuove strade per applicazioni che utilizzano cianobatteri ossia organismi unicellulari che peraltro si dimostrano molto economici essendo alimentati dal sole.

PATRIK JONES:
“Il bello sta nel fatto che con lo spostamento verso i cianobatteri sia quindi possibile utilizzare l’energia solare per produrre energia chimica. Si puo’ quindi attingere a questa energia chimica per produrre combustibile”.

Il gas propano, quello per automobili, detto anche Gpl, è un combustibile fossile che si ottiene dal petrolio liquefatto e viene indicato come un biocarburante vitale perchè può essere più facilmente separato e conservato come un liquido, rispetto ad altri carburanti alternativi come idrogeno, metano e butanolo.