ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ebola, polemica in Spagna per l'infermiera contagiata

Lettura in corso:

Ebola, polemica in Spagna per l'infermiera contagiata

Dimensioni di testo Aa Aa

7 agosto 2014: primo rimpatrio di un cittadino europeo contagiato dal virus Ebola. Per trasportare dalla Liberia Miguel Pajares, missionario spagnolo di 75 anni, Madrid allestisce un dispositivo medico sanitario senza precedenti. Il religioso atterra alla base militare di Torrejón de Ardoz. Il sesto piano dell’ospedale madrileno Carlos III viene evacuato per accoglierlo. Subito ha inizio il trattamento con lo ZMapp, ma il paziente non reagisce e si spegne il 12 agosto.

Il 22 settembre tocca a Manuel García Viejo, 69 anni, anch’egli missionario e responsabile di un ospedale a Lunsar, in Sierra Leone. Le sue condizioni sono talmente gravi che muore tre giorni dopo, il 25 settembre.

Dei due pazienti, si sono occupati una trentina di sanitari, tutti rigorosamente volontari.

Lunedì sera, l’annuncio choc del ministro della Salute, Ana Mato: “Questa sera abbiamo identificato un caso secondario di contagio da virus ebola in un paziente nel nostro Paese. Stiamo lavorando in modo coordinato per prestare il trattamento migliore al paziente e per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

Si tratta di un’infermiera di quarant’anni: una dei volontari che avevano seguito i due missionari. Il 30 settembre, comunica di sentirsi male. Ha la febbre a 38,6, ma non viene ricoverata perché, secondo un responsabile dei servizi sanitari della regione di Madrid, non presenta “criteri clinici sospetti”. Il ricovero avviene martedì, dopo un peggioramento delle sue condizioni.

Resta da capire come sia avvenuto il contagio, presumibilmente tramite Garcia Viejo. La direttrice generale per la Salute pubblica, Mercedes Vinuesa: “Sappiamo che questa operatrice ha avuto accesso alla stanza di Garcia Viejo in due occasioni: una prima del decesso, per cambiare il paziente, e un’altra dopo il decesso, per raccogliere del materiale. Secondo le informazioni di cui disponiamo, ha usato tutte le misure di protezione previste”.

Oggi, molti spagnoli si chiedono se rimpatriare i due missionari sia stata la scelta migliore: “Credo che non avrebbero dovuto trasferirli in Spagna – afferma una residente di Madrid – E’ vero che sono spagnoli ma erano là da venti o trent’anni e penso che la cosa migliore sarebbe stata lasciarli dove erano”.

Beatriz Beiras, euronews: “E’ in collegamento da Madrid il dottor Marciano Sánchez Bayle, pediatra, nefrologo e portavoce della Federazione delle associazioni per la difesa della Salute pubblica. La prima domanda che ci si pone, alla luce dei fatti, è se è stato uno sbaglio rimpatriare i due missionari”.

Marciano Sánchez Bayle: “Penso di si perché abbiamo portato in Spagna una malattia che prima non era presente e in più è stato scelto un ospedale che, come si è visto, non riuniva le necessarie condizioni di sicurezza”.

euronews: “Il contagio di un’infermiera con il virus ebola in un ospedale del livello del Carlos III suscita stupore, non solo tra i non specialisti, ma anche tra la comunità scientifica. Cosa ne pensa?”

Sánchez Bayle: “Penso che la cosa non abbia sorpreso molto perché il Carlos III è un ospedale che il Consiglio per la Salute della Comunità di Madrid ha già depotenziato, con l’appoggio del ministero della Salute. Oggi non è più l’ospedale che era nei suoi giorni migliori”.

euronews: “In concreto, che cosa è stato depotenziato?”

Sánchez Bayle: “Tutta la parte dedicata alla malattie infettive e contagiose è stata chiusa, il personale che ci lavorava è stato assegnato ad altri incarichi. Sono stati chiusi il laboratorio e anche l’unità per la terapia intensiva. Insomma, è stata ridotta in misura notevole la capacità dell’ospedale di assistere pazienti con caratteristiche di questo tipo”.

euronews: “Proprio questa mattina, alcuni membri del sindacato degli infermieri hanno raccontato a euronews che non sempre è stata utilizata la tenuta protettiva 4, che è obbligatoria nei casi di ebola. Aveva già sentito una denuncia come questa?”

Sánchez Bayle: “Si, ci sono state molte denunce, nel senso che, innanzitutto, c‘è stata poca informazione e poca formazione del personale sanitario che si è occupato di questi pazienti; e, in secondo luogo, i mezzi di protezione non erano sufficenti o non possedevano le caratteristiche richieste”.

euronews: “Molti interrogativi riguardano il protocollo seguito nel caso dell’infermiera, da quando ha accusato i primi sintomi. Non si è aspettato troppo per metterla in isolamento?”

Sánchez Bayle: “E’ chiaro che la procedura più corretta sarebbe stata quella di isolarla già ai primi sintomi. Il fatto che sia andata liberamente in giro per Madrid alcuni giorni, pur essendo portatrice del contagio, comporta rischi supplementari che bisogna considerare con grande attenzione”.

euronews: “Molta gente ignora come si trasmette il virus ebola. Potrebbe ricordarlo brevemente?”

Sánchez Bayle: “E’ un virus che si trasmette esclusivamente tramite contatto con i fluidi corporei del malato: vale a dire la saliva, il sudore, l’urina, lo sperma. Non si trasmette, ad esempio, per via aerea”.

euronews: “Secondo lei, come sta gestendo l’emergenza il ministero della Salute?”

Sánchez Bayle: “Mi sembra molto grave ciò che sta accadendo. Credo che i responsabili di questa situazione dovrebbero dimettersi immediatamente. Dovremmo avere la garanzia che la ricerca di una soluzione al problema sia affidata a persone sufficentemente responsabili e qualificate, e non è ciò che avviene in questo momento”.