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Il Segretario Generale Stoltenberg: "Servono una NATO forte e più fondi"

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Il Segretario Generale Stoltenberg: "Servono una NATO forte e più fondi"

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Mantenere una NATO forte e rilanciare i rapporti con la Russia. Da pochi mesi alla guida della NATO, il Segretario Generale Jens Stoltenberg snocciola ai nostri microfoni i pilastri del suo programma. Punti chiave a suo dire tutt’altro che incompatibili ma che muovono da una premessa non facile da realizzare: convincere l’Europa piegata dall’austerity che è arrivato il momento di tornare ad aumentare le spese per la difesa. Uno sforzo di cui Stoltenberg si dice consapevole e che giustifica con la sopravvivenza della democrazia: “Ne va delle nostre società aperte e democratiche – dice -. Soprattutto nella lotta all’ISIL”.


James Franey, euronews
“Ex primo ministro della Norvegia, Jens Stoltenberg ha in passato anche manifestato contro la guerra in Vietnam, in quanto attivista per la pace. Ora guida la più potente alleanza militare del pianeta, da quando il primo ottobre ne ha prese le redini. Per parlare di alcune delle sfide che lo attendono, abbiamo con noi il Segretario Generale della Nato Stoltenberg, nella sede dell’Alleanza Atlantica di Bruxelles. Grazie per essere con noi. Qual è la strategia che ha intenzione di mettere in pratica per i prossimi cinque anni?”.

Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO
“Mantenere una NATO forte e allo stesso tempo tutelare – insieme ai nostri paesi membri -anche la stabilità dei nostri vicini. E per poter fare questo dobbiamo assicurarci che i rapporti fra Europa e Stati Uniti restino più che solidi. C‘è stato un grande summit a inizio settembre, in cui sono state prese decisioni importanti proprio in relazione a come fare in modo che la NATO resti forte. Abbiamo per esempio stabilito come mettere in atto quello che chiamiamo il ‘Readiness Action Plan’, un piano d’azione che permette alle nostre forze di intervenire più rapidamente e di accrescere le nostre capacità militari”.


euronews
“Una delle principali questioni, per la Nato, è come sempre quella delle spese per la difesa, soprattutto per quanto riguarda i partner europei.
Che cosa direbbe ai cittadini europei, ora alle prese con l’austerity… Stanno vivendo tagli al welfare, all’educazione, ma si dice loro che devono incrementare le spese per la difesa…”.

Jens Stoltenberg
“Direi anzitutto che comprendo si tratti di una scelta difficile e di una decisione difficile. Allo stesso tempo ritengo però che si debba rispettare quanto è stato deciso poche settimane fa. Tutti i capi di Stato e di Governo si detti d’accordo sul fatto che è venuto il momento, almeno, di finirla con i tagli alla difesa, per poi ricominciare ad aumentare le spese nel corso dei prossimi dieci anni. Ciò a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni, è che mentre la NATO riduceva il suo budget per la difesa, paesi vicini come la Russia, lo potenziavano invece considerevolmente. E’ venuto quindi il momento di invertire questa tendenza”.


euronews
“Parliamo ora proprio dei rapporti con la Russia. Quando lei era primo ministro in Norvegia, si diceva che avesse ottimi rapporti con Vladimir Putin. A sostenerlo, in un’intervista della scorsa primavera, è stato lo stesso Putin, che ha parlato di un ottimo rapporto fra voi. Come descrivebbe la sua relazione con il presidente russo?”

Jens Stoltenberg
“La Norvegia e la Russia hanno cooperato per diversi anni in molti ambiti differenti. E’ per questo che ho maturato una relazione di lavoro con i leader russi”.

euronews
“Quando è stata l’ultima volta che ha parlato con Putin?”.

Jens Stoltenberg
“Non ricordo esattamente ma ci siamo parlati al telefono quando ero primo ministro. Sempre quando ricoprivo quella carica l’ho poi incontrato in diverse occasioni. Tutto ciò risale però a prima delle mie dimissioni, che sono avvenute oltre un anno fa. I buoni rapporti che avevamo con la Russia riposavano soprattutto sulla potenza militare della Norvegia e sulla sua adesione alla NATO. Non vedo quindi alcuna contraddizione tra il sostegno a un potenziamento sul piano militare e quello allo sviluppo di relazioni più costruttive con la Russia”.

euronews
“Cosa deve accadere perché si recuperi questo rapporto? Quali sono le condizioni?”.

Jens Stoltenberg
“La Russia deve cambiare d’atteggiamento. Deve agire nel rispetto del diritto internazionale, deve agire nel rispetto dei suoi impegni internazionali. E’ una premessa necessaria perché si possa dare vita a un rapporto di cooperazione per il futuro”.


euronews
“Passiamo ora alla minaccia rappresentata dall’ISIL. I jihadisti sono molto vicini al confine turco. Cosa può fare la NATO? Per il momento sembra che sia rimasta in secondo piano”.

Jens Stoltenberg
“La principale responsabilità della NATO, il suo vero obiettivo, è anzitutto proteggere i suoi alleati. Abbiamo spiegato dei missili Patriot in Turchia per aiutarla a difendersi da eventuali sconfinamenti delle violenze e dei combattimenti a cui abbiamo assistito in Siria e a cui stiamo ora assistendo anche in Iraq. Questa è la posizione che ovviamente manteniamo. Al summit della NATO in Galles abbiamo inoltre deciso di tenerci pronti ad assistere e ad aiutare l’Iraq nel potenziamento delle sue forze di sicurezza, al fine di potergli così permettere di migliorare le sue capacità di difesa. Il nostro sostegno si esplica poi anche rispetto al fenomeno dei combattenti stranieri che poi tornano in patria. Lavoriamo soprattutto a uno scambio di informazioni finalizzato a evitare che diventino una minaccia in termini di possibili attacchi terroristici, una volta tornati nei paesi di provenienza”.

euronews
“E’ interessante che abbia menzionato il tema dei combattenti stranieri. Al massacro compiuto tre anni fa in Norvegia da Breivik, lei aveva detto che si dovesse rispondere con ‘maggiore apertura e maggiore democrazia’. C‘è una differenza nella risposta che si deve dare a questi combattenti stranieri? O si può ricorrere alla stessa strategia?”.

Jens Stoltenberg
“E’ fondamentale difendere i nostri ideali, perché quanto stanno attaccando è una società aperta e democratica. Quanto dobbiamo fare ogni volta che siamo minacciati dai terroristi è quindi anzitutto difendere i valori fondamentali delle nostre società aperte e democratiche. Ovviamente, oltre a questo, necessitiamo di una cooperazione tra le polizie e sul piano dell’intelligence. Dobbiamo difenderci ed è a questo che la NATO sta lavorando. Le attività anti-terroristiche vanno ben oltre il piano militare. Un importante ruolo è svolto proprio da polizia e intelligence. E’ per questo che la cooperazione fra i paesi della NATO si estende in diversi ambiti, per ottimizzare la risposta ai terroristi e ridurre al minimo i rischi legati al ritorno in patria dei combattenti stranieri”.

euronews
“La risposta occidentale è però finora stata tutt’altro che democratica. Si è incrementata la sorveglianza sui cittadini e in alcuni paesi si è arrivato addirittura alla detenzione senza processo. E’ questa la strada che dobbiamo seguire, in quanto alleati occidentali?”.

Jens Stoltenberg
“Dobbiamo rispettare i diritti fondamentali e il diritto internazionale. Allo stesso tempo ritengo però che sia chiaro a tutti che abbiamo bisogno di polizia e di intelligence e che abbiamo bisogno di difenderci dai terroristi. Non considero contraddittorio il fatto di ricorrere a questi mezzi, perché di fatto sono proprio quanto ci permette di difendere il carattere aperto e democratico delle nostre società”.

euronews
“Perché ritiene che gli europei si uniscono ai ranghi dell’ISIL? Cos‘è che esercita un così forte richiamo?”.

Jens Stoltenberg
“E’ estremamente difficile comprendere le ragioni che spingono a unirsi e a battersi per un’organizzazione capace di simili barbarie e atrocità. E’ un fenomeno che sottolinea però quanto si debba prendere sul serio la minaccia dell’ISIL. Ed è anche per questo che accolgo con favore le operazioni militari di Stati Uniti, altri alleati della NATO e diversi partner regionali, per contrastare l’ISIL”.

euronews
“Vittime civili non rischiano di facilitare i reclutamenti dell’ISIL?”.

Jens Stoltenberg
“E’ un rischio che dobbiamo evitare. E’ quanto gli Stati Uniti, altri alleati e partner regionali stanno ora facendo. E lo accolgo con favore”.