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Ebola: gli Usa, siamo preparati per contenere la diffusione del virus

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Ebola: gli Usa, siamo preparati per contenere la diffusione del virus

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Sono gravi, ma stazionarie le condizioni del primo paziente cui è stato diagnosticato il virus ebola negli Stati Uniti. Thomas Eric Duncan, di origini liberiane è ricoverato in un ospedale di Dallas che ha ammesso di essersene preso cura in ritardo. Pochi giorni dopo il suo rientro dall’Africa l’uomo si è sentito male, ma i medici lo hanno fatto tornare a casa prescrivendogli gli antibiotici,nonostante avesse indicato l’ultimo Paese visitato.

Jennifer Lighter Fisher, medico di malattie infettive al Langone Medical Centre dell’Università di New York: “Tutti gli ospedali degli Stati Uniti devono essere preparati. E’ possibile che altri casi vengano registrati nel Paese, ma credo che la popolazione non sia a rischio”.

Sono passati altri quattro giorni prima che Duncan, aggravatosi, venisse ricoverato. Le autorità sanitarie texane hanno messo sotto sorveglianza per tre settimane cinque bambini che sarebbero entrati in contatto con lui. Alcuni genitori hanno deciso di far restare i figli a casa.

“Mi faceva paura pensare che fosse a scuola”, dice la mamma di un allievo di un ginnasio di Dallas. “Ho pensato di tenerlo a casa al sicuro fino a quando la situazione non sarà sotto controllo. Voglio assicurarmi che tutto sia risolto prima di farlo tornare a scuola”.

“Mi sono chiesto perché fosse venuta prendermi”, racconta il figlio. “Quando mi ha spiegato il motivo ho avuto paura per cui sono felice di andare a casa”.

L’uomo avrebbe contratto la malattia aiutando una giovane liberiana incinta e contagiata dal virus a raggiungere l’ospedale. In Liberia l’ebola ha fatto quasi duemila morti, mentre in tutta l’Africa Occidentale sono quasi 3700. Nella regione l’Oms teme altri 20mila contagi entro novembre.

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