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La Francia tra difesa del modello sociale e rigore

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La Francia tra difesa del modello sociale e rigore

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Il modello sociale francese va difeso di fronte all’austerità?
Se ne parla da tempo nel Paese, ancor più in una situazione di debito pubblico record, il doppio di dieci anni fa.

Il debito serve in parte per finanziare un modello sociale tra i più progressisti al mondo. Nel bilancio dello Stato per il 2015 è prevista la cancellazione della prima rata dell’equivalente dell’Irpef per circa 9 milioni di contribuenti, ma il rigore resta su altri fronti.

La spesa pubblica diminuirà di 21 miliardi di euro l’anno prossimo e riguarderà lo Stato, gli enti territoriali, la previdenza sociale, il lavoro. Aumenterà invece per scuola, giustizia e settore degli alloggi.

I francesi sono preoccupati per l’impatto che i tagli possono avere sul modello sociale concepito per garantire sanità e istruzione a tutti, pensioni e diritti dei lavoratori.

Ad agosto il dibattito ha provocato conseguenze politiche: la sostituzione di Arnaud Montebourg, su posizioni anti-rigore, con il liberista Emmanuel Macron al ministero dell’Economia. La difesa del modello sociale francese è diventata un incubo per i socialisti al potere.

Dopo la crisi di governo, il primo ministro Manuel Valls ha ottenuto la fiducia del parlamento per la seconda volta in cinque mesi.

Valls protegge il modello sociale, ma senza rinunciare ai tagli. “I membri del parlamento hanno deciso che proseguiremo su questa strada, e noi la percorreremo fino alla fine del quinquennato, fino alla fine della legislatura, perché è quanto si aspettano i francesi, ossia che ci rimbocchiamo le maniche e siamo all’altezza delle sfide per loro e per la Francia”.

Il governo dispone soltanto di una maggioranza relativa e le misure che toccano famiglia e salute hanno già provocato polemiche, in particolare la riduzione del congedo parentale e il dimezzamento del bonus per i neonati a partire dal secondo figlio. Il modello sociale francese sta cambiando.