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Catalogna: costituzionalisti bocciano referendum "è una farsa"

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Catalogna: costituzionalisti bocciano referendum "è una farsa"

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Il presidente della Catalogna, il conservatore Artur Mas, sabato scorso ha firmato il decreto che autorizza la consultazione referendaria sul futuro politico della regione, lanciando il guanto di sfida a Madrid.

Un nuovo passo verso l’indipendenza respinto dal governo spagnolo. La battaglia legale tra Barcellona e Madrid è iniziata.

Il percorso del presidente catalano ha una sola via d’uscita: il voto del 9 novembre: “In una democrazia le sfide che ci attendono si risolvono con più democrazia. Nessuno può essere spaventato da altri che esprimono le loro opinioni con una scheda elettorale – ha detto Artur Mas – Questo è il nostro compromesso. Questo è quello che ha chiesto la grande maggioranza dei catalani con il voto delle ultime elezioni regionali. La Catalogna vuole parlare, vuole essere ascoltata, vuole votare”.

A Barcellona è iniziato il conto alla rovescia. Il governo catalano ha allestito 8000 urne e quasi l’80% dei 947 consigli comunali catalani garantiscono lo svolgimento del referendum.

Due i quesiti proposti: “Sei d’accordo che la Catalogna abbia un proprio governo?”. “Vuoi che si tratti di uno stato indipendente?”

La tensione è alta e la volontà di divorzio è stata amplificata durante l’ultima festa nazionale dello scorso 11 settembre: 1 milione e 800mila catalani sono scesi in è piazza a Barcellona per chiedere l’indipendenza da Madrid.

È stata la risposta al dialogo tra sordi che è andato avanti per settimane tra il presidente del governo spagnolo e il presidente catalano. Durante l’ultima messa in scena, il 30 luglio scorso, Rajoy ha negato ogni possibilità di accordo, sia sul voto, sia riguardo ad un processo politico alternativo.

Al di là del dibattito sulla incostituzionalità, la maggioranza dei catalani crede sia necessario ridefinire un nuovo quadro istituzionale nelle relazioni con il governo centrale.

Vicenc Battalla, euronews: Analizziamo la convocazione del referendum che contrappone la Catalogna a Madrid con Francesc de Carreras, specialista di diritto costituzionale e analista politico per i quotidiani “la Vanguardia” e “El Pais”.
Il ricorso del governo alla Corte costituzionale potrebbe fermare il referendum del 9 novembre in Catalogna?

Francesc de Carreras: Il ricorso è previsto nell’articolo 161 comma 2 della Costituzione che stabilisce i casi della sospensione della convocazione di un referendum. I giudici della Corte non potranno fare altro che applicare i dettami costituzionali. In questo senso, da un punto di vista giuridico, è impossibile tenere il referendum il prossimo 9 novembre. Altra cosa è un voto farsa, una parodia, quella che vogliono organizzare alcuni partiti indipendentisti.

euronews: Il primo ministro, Mariano Rajoy, può far decadere il presidente catalano, Artur Mas, e sospendere l’autonomia?

Francesc de Carreras: No, il presidente Rajoy non può esautorare Artur Mas o sospendere l’autonomia della regione. Innanzitutto, la sospensione dell’autonomia significherebbe la sospensione delle attività del governo regionale, compresa quella del parlamento catalano. E questo non è consentito dalla Costituzione. Per quanto riguarda il decadimento del presidente, questo è previsto solo dal codice penale e può essere richiesto solo da un giudice. Il capo del governo può denunciare il presidente della Catalogna al procuratore e portralo in un’aula di tribunale. In quella sede potrà essere deciso o meno il suo decadimento.

euronews: Perché non è possibile fare in Spagna quello che è stato fatto in Quebec e in Scozia? Non è previsto dalla Costituzione spagnola?

Francesc de Carreras: Ogni paese ha le sue leggi. In Spagna, il referendum è previsto solo per la ratifica delle leggi di riforma costituzionale o delle riforme statutarie; e rappresenta solo la conclusione di un processo legislativo. Oggi esiste anche un referendum consultivo a livello statale, proposto dal capo del governo e dalla maggioranza delle Camere, ma solo nei casi di rilevante importanza politica. In Catalogna ci sono dubbi di interpretazione costituzionale riguardo al fatto che il referendum debba essere aperto a tutti i cittadini spagnoli o solo ai catalani. In ogni caso, sarebbe molto simile al voto in Quebec, cioè se si autorizza il referendum in Catalogna si potranno avviare negoziati tra il governo statale e quello catalano per trovare una via d’uscita.

euronews: A cosa potrebbe portare la frustrazione della società catalana, se il referendum non avrà luogo?

Francesc de Carreras: La maggioranza della società catalana affronta questo dibattito e vuole votare. Ma è anche vero che solo una minoranza vuole l’indipendenza, se teniamo conto di un dibattito più ampio che riguarda tutti e tocca il tema del ruolo di una Catalogna indipendente in Europa e nel mondo. Sto parlando di una Catalogna che tenga conto della sua reale dimensione economica. Questi argomenti non sono stati realmente discussi, perché i media catalani sono monopolizzati o fortemente influenzati dai settori più nazionalisti.