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Incontri ravvicinati con Venere


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Incontri ravvicinati con Venere

Venere è uno dei vicini planetari della Terra: un mondo molto particolare, dove il sole sorge a ovest e tramonta a est, e dove un giorno dura più di un anno. Eppure, questo pianeta ha avuto origini molto simili a quelle della Terra.

All’Oservatoire de Paris, uno dei centri di riferimento per la ricerca astronomica in Europa, Thomas Widemann tenta di svelare i segreti di Venere. “Venere e la Terra sono come due pianeti gemelli. Sono stati formati a poca distanza tra loro nel sistema solare, ancora più vicini di quanto non lo siano la Terra e Marte, con gli stessi ingredienti primitivi, gli stessi gas, le stesse rocce presenti nel sistema solare primitivo. Eppure, questi due pianeti hanno avuto destini completamente diversi”.

Oggi, Venere è un pianeta ricoperto da una densa, irrespirabile atmosfera di acido solforico e Co2. Håkan Svedhem, Venus Express Project Scientist presso l’ESA, ne descrive la superfice in questi termini: “Ha un’atmosfera molto densa, fino al 97% di biossido di carbonio, che induce un forte effetto serra. La temperatura al suolo supera i 450 gradi centigradi e la pressione raggiunge le 92 atmosfere: pari a quasi cento volte la pressione sulla Terra: quindi è un posto molto inospitale”.

Inospitale, ma anche insolito: Venere è l’unico pianeta che ruoti in senso orario. E c‘è di più, secondo quanto riferisce Michel Breitfellner, coordinatore delle operazioni Venus Express per l’Esa: “Venere è l’unico pianeta nel sistema solare che impiega più tempo a ruotare intorno al proprio asse che per girare intorno al sole. Servono 243 giorni per fare un giorno su Venere e 224 giorni per una rotazione intorno al sole”.

Nel 2005, l’Esa ha lanciato la sonda Venus Express per osservare più da vicino questo strano pianeta. Dopo otto anni trascorsi ad analizzare la densa atmosfera di Venere, la sonda ha sfiorato gli strati più alti dell’atmosfera, adottando una tecnica chiamata aerobraking.

Donald Merritt dell’Esa ci spiega questa manovra: “Siamo entrati nell’atmosfera in questa direzione perché questo lato della sonda, che in origine era agganciato al vettore durante il lancio, era più resistente alle forze e alle temperature. Abbiamo anche orientato l’inclinazione dei pannelli solari in modo da massimizzare la frizione e aumentare così la frenata”.

La manovra ha permesso di osservare da vicino, per la prima volta, l’alta atmosfera di Venere. E i ricercatori hanno trovato qualcosa di inaspettato:

“La cosa insolita che abbiamo notato è la variazione di pressione – afferma Merritt – quasi come se ci fossero delle onde nell’atmosfera. Quella struttura a onde non ce l’aspettavamo e credo che l’analisi di quei dati terrà gli scienziati occupati per un bel po’ di tempo”.

Ma le informazioni raccolte mostrano anche un altro elemento di interesse per i ricercatori. Su Venere, i venti aumentano di intensità.

Håkan Svedhem: “All’arrivo della sonda su Venere, otto anni fa, abbiamo registrato venti a 300 chilometri all’ora, molto forti. Ma il punto è che, durante questi ultimi otto anni, si sono rafforzati ulteriormente. Ora soffiano a 400 chilometri l’ora e non siamo in grado di spiegare perché”.

Il paesaggio di Venere nasconde altri enigmi. Una delle rare fotografie della superfice del pianeta, scattata dalla sonda russa Venera 13, mostra rocce vulcaniche in quantità, eppure nessun segno visibile di vulcani.

Thomas Widemann: “La superfice di Venere è relativamente giovane, se misurata alla storia del sistema solare. E per noi c‘è una contraddizione tra l’assenza di attività vulcanica oggi e una superfice che sembra relativamente giovane. E’ possibile che dipenda da processi geologici molto rari, ma anche molto potenti, molto violenti, che potrebbero aver riplasmato la superfice in modo catastrofico. Come se la crosta di Venere avesse subito una nuova nascita”.

Che cosa può essere accaduto sul pianeta per trasformarlo in un luogo tanto inospitale? Di preciso non lo sappiamo, ma al momento esistono alcune teorie.

Michel Breitfellner: “Deve essere accaduto un disastro enorme nei primi anni di vita del pianeta, magari una collisione con qualcosa di grosso: e l’urto deve aver fermato la sua rotazione. Credo che sia stata questa la svolta nella vita di Venere”.

Nuovi indizi di ciò che accadde sul pianeta potrebbero essere contenuti nella mole di dati raccolti da Venus Express. Nel frattempo, Venere non smette di sorprendere e incuriosire.

Thomas Widemann: “Venere è il pianeta più brillante in cielo. La sua luce è la più brillante dopo quella del sole e della luna. E’ un pianeta che fa parte del patrimonio culturale dell’umanità. Ed è proprio questa qualità particolare di Venere come oggetto brillante, culturale, l’aspetto che mi attira di più. Più ancora delle ragioni scientifiche che abbiamo evocato”.

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