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Una mela al giorno... leva Putin di torno

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Una mela al giorno... leva Putin di torno

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“Prendiamoci gioco di Putin mangiando le mele”: con questo cartello, Tomasz e suo figlio Antosh, che hanno un ristorante alle porte di Varsavia, la mettono sull’umorismo.

Siamo in Polonia, tra i paesi maggiormente colpiti dal blocco delle importazioni di frutta e verdura europee voluto dalla Russia come ripercussione contro le sanzioni dell’Unione Europea. L’oggetto del contendere qui in polonia sono appunto le mele. I polacchi però stanno reagendo al bando: i giornali locali pubblicano ricette a base di questo frutto per promuoverne il consumo. Molti ristoranti, come quello di Tomasz, inseriscono nei menù tradizionali questo “pomo della discordia” e aderiscono ad una speciale campagna: con un cartello invitano i clienti a raccogliere gratuitamente una mela all’ingresso dei locali e a prendere, letteralmente, a morsi l’embargo di Putin.

“Aderiamo a questa campagna di solidarietà perché vogliamo promuovere il consumo di mele e aiutare i coltivatori”, spiega Tomasz Budziszewski, proprietario del ristorante “Angelika”.

Tomasz, il re della cucina, ci fa entrare nel suo regno per mostraci come si prepara un piatto tradizionale: anatra alle mele, ovviamente polacche.

“Le mele danno a questa deliziosa anatra un gusto leggermente dolce che si può paragonare a quello dei frutti di bosco, è come aggiungere una fetta d’arancia. Senza le mele sarebbe soltanto un’anatra arrosto. La mela è la corona su questo piatto glorioso.” dice il cuoco.

Varsavia è tappezzata di poster, con al centro una mela, che usano lo stesso storico design di Solidarnosh, un’allusione alla rivolta polacca contro i governi totalitari. Il messaggio è questo: “Mangiate le mele è il nostro dovere patriottico”.

Ne parliamo con Miroslaw Maliszewski, presidente dell’Associazione polacca di produttori ortofrutticoli: “Quest’anno, per colpa dell’embargo russo, i produttori polacchi di frutta e verdura subiranno un danno di circa 400 milioni di euro . L’Unione Europea ha offerto risarcimenti per 125 milioni ma non sono sufficienti…Molti coltivatori polacchi potrebbero non beneficiarne perché non ci sono abbastanza finanziamenti.”

Ci spostiamo a sud del paese. Mosca ha imposto il bando ad alimenti europei in agosto, come risposta alle sanzioni decise dall’Europa sui settori bancario, petrolifero e della difesa russa per via l’azione del Cremlino in Ucraina.

L’embargo russo ha un duro impatto sulla Polonia, un esempio si può vedere a Sandomierz, una cittadina medievale con una lunga tradizione nella raccolta delle mele, che risale addirittura al dodicesimo secolo.

Qui, nel frutteto di Refal, cinquanta lavoratori hanno già cominciato a raccogliere l’abbondante produzione di mele di quest’anno. La cooperativa di Refal unisce 15 coltivatori che condividono macchinari e competenze. Questo frutteto produce 10 mila tonnellate di mele all’anno. Per colpa dell’embargo russo alcuni produttori stanno pensando di distruggere parte del raccolto o darlo in beneficienza. I lavoratori stagionali, come Marlena, sono preoccupati: “Non si possono più esportare le mele in Russia, non le stiamo vendendo…”

Lo scorso anno l’Unione Europea ha esportato frutta in Russia per oltre 1 miliardo di euro. I coltivatori di mele della regione di Sandomierz sono tra i maggiormente colpiti, la Polonia è infatti il maggiore produttore di mele in Europa.

“A soffrire per via dell’embargo non saranno Putin e tutti quelli che prendono le decisioni ai piani alti, bensì la gente comune, le persone che lavorano qui al raccolto. — dice Adam, raccoglitore di mele — Se il proprietario non riesce a vendere non potrà più dare lavoro a tutte queste persone che non riusciranno a guadagnarsi da vivere…

Le mele più piccole vengono usate per produrre succhi di frutta, il presidente della cooperativa di coltivatori di mele sta cercando di capire come salvare l’industria della frutta dall’embargo russo.

Il Piano B consiste in un unsieme di misure di emergenza per trovare altri acquirenti contattando Cina e India, così come Algeria ed Egitto, o chiamare il Kazakistan e l’Azerbaigian.

“Di solito vendiamo il 60, 70% delle nostre mele al mercato russo. La conseguenza dell’embargo russo contro l’Unione Europea è che ora dobbiamo cercare altri mercati, in Polonia, Europa, Asia ed Africa” — ci dice Zbigniew Rewera, proprietario di un frutteto di Sandomierz —
“I polacchi potrebbero mangiare più mele. Al momento ne mangiano una media annua di 14, 15 chili a persona. Potremmo consumare facilmente 20 chili di mele a persona all’anno, e così tutti i problemi sarebbero risolti.”

Ci sono anche altre soluzioni. Ci spostiamo un pò più vicino al confine con l’Ucraina, a Bilgoraj. Questa antica cittadina è un importante centro per la produzione di sidro.
incontriamo i responsabili dello stabilimento Artur e Marcin, al lavoro tra serbatoi di fermentazione da 50 mila litri.Qui si creano nuove qualità di sidro combinando diverse varietà di mele.

I cambiamenti fiscali, la diminuzione del prezzo delle mele e l’embargo russo hanno innescato un incredibile boom del sidro polacco.

“Lo scorso anno la Polonia ha prodotto due milioni di litri di sidro. Prevediamo che quest’anno la produzione raggiungerà i 15 milioni di litri e tra due o cinque anni potremo arrivare a 100 milioni di litri.” —anticipa Artur Dubaj, manager dell’azienda di Sidro di Bilgoraj —
“Presto avremo bisogno di una quantità tra le 100 mila e le 140 mila tonnellate di mele all’anno. Prima ne esportavamo un milione di tonnellate alla Russia ma con questo boom del sidro polacco potremmo assorbire il 10 o il 15% delle esportazioni russe.”

Andiamo ora al confine tra la Polonia e la Bielorussia in una regione famosa per la produzione di carne e di prodotti suini. Anche questi sotto embargo.

Lo stabilimento di Moscibrody ha perso oltre un milione di euro. La Russia ha bandito i maiali polacchi da Febbraio dopo aver riscontrato alcuni casi isolati di influenza suina. Come conseguenza il Cremlino ha vietato le importazioni di carni suine dai paesi dell’Unione Europa.

I produttori di carne polacchi ora chiedono aiuto. Tra questi Krzysztof Borkowski, parlamentare polacco e proprietario di un’azienda di carni: “L’Unione Europea dovrebbe creare un “fondo di solidarietà”. Ciascuno stato membro dovrebbe contribuirvi. Alcune aziende di lavorazione della carne hanno problemi a pagare i prestiti, hanno bisogno di aiuto. Questo fondo di solidarietà dovrebbe acquistare i prodotti delle carni, rivenderli in Africa o darli all’Ucraina: i nostri vicini stanno vivendo le conseguenze di una guerra terribile

Andiamo a visitare l’azienda di prodotti suini di Dariusz, proprietario di circa 1000 maiali e maialini. Dariusz ci dice che alcuni allevatori più piccoli hanno già ridotto il loro bestiame del 40% per colpa dell’embargo russo.

Nel 2013 l’Unione Europea esportava suini in Russia per quasi 1 miliardo di euro, circa il 20% dell’ intero consumo russo.

In Aprile la Commissione Europea ha aperto una vertenza presso l’Organizzazione MC contro l’embargo della Russia che potrebbe avere usato la febbre suina come un falso pretesto. Ne è convinto Dariusz Niedzielak, allevatore di suini: “Le nostre fattorie sono ben protette e recintate. I controlli veterinari sono rigidi e frequenti. Tutto è completamente sotto controllo. L’embargo russo ha motivazioni politiche, è tutta politica, nient’altro.”

L’embargo russo ha conseguenze per entrambe le parti. Lo scorso anno la Russia ha importato circa un terzo dei suoi prodotti agroalimentari dall’Unione Europea, per un valore di 12 miliardi di euro. Adesso il costo del cibo in Russia è aumentato ed i prodotti alimentari europei stanno trovando nuovi acquirenti.