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Referendum in Scozia, oggi il giorno della verità

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Referendum in Scozia, oggi il giorno della verità

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Il grande giorno è arrivato. E il referendum di oggi non rappresenta un momento storico solo per la Scozia che decide se diventare o meno uno Stato indipendente.

Le potenziali ripercussioni vanno infatti ben oltre i confini del Regno Unito. Nella volata finale della rispettive campagne, per il sì e per il no, gli unionisti di Alistair Darling sono ancora in vantaggio. Ma il fronte indipendentista del Primo Ministro Alex Salmond è a un’incollatura.

“L’indipendenza non è una bacchetta magica” ha detto. “Ci sono cose che vanno male in ogni Nazione? Certo che ci sono. Ci sono delle sfide da affrontare? Indubbiamente. Ma la mia domanda è questa: chi può affrontare le sfide di una Nazione meglio delle persone che vivono e lavorano in quella Nazione?”.

Le previsioni di voto: 52% dei contrari, 48% dei favorevoli all’indipendenza. Ma alcuni sondaggi indicano una forbice ancora più ristretta.

“I rischi della separazione sono molto molto evidenti” ha detto l’ex-Ministro del Tesoro Alistair Darling. “Ricordate: quando andremo alle urne non andremo a votare per un partito o un mandato di governo. Voteremo per il futuro della Scozia per sempre. Capite l’importanza. E se decidiamo di partire non c‘è modo di tornare indietro” ha avvertito.

Il voto potrebbe segnare la fine di una unione, quella tra Scozia e Inghilterra, vecchia di 307 anni. A decidere il risultato saranno gli indecisi, il cui numero supera ampiamente sia il margine d’errore dei sondaggi (2/3%) che la distanza tra i due campi (2/4%).

Chi invece ascolterà da lontano le cornamuse del destino scozzese saranno tutti i paladini dell’indipendenza – vedi Sean Connery – scozzesi doc non residenti, dunque privi del diritto di voto.