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Scozia: economia teme indipendenza, Londra "no a unione monetaria"

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Scozia: economia teme indipendenza, Londra "no a unione monetaria"

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Una forte identità nazionale, un proprio parlamento, una fiorente industria turistica. La Scozia ha una reale indipendenza in quanto a ricchezza. Ma non è certo che possa essere più ricca in caso di indipendenza da Londra.

Ad oggi l’economia del Regno Unito vale l’equivalente di 2 mila 443 miliardi di euro, quello della Scozia è pari a 193 miliardi.

Le dimensioni dei due mercati non sono paragonabili. Per molti imprenditori scozzesi il rischio di perdere l’accesso diretto al mercato del Regno Unito può rivelarsi un grande svantaggio.

“Se i miei affari si limiteranno alla sola popolazione scozzese, pari a 5-6 milioni di abitanti, rispetto a una popolazione, quella inglese, che ne conta oltre 60 milioni, significherà una decimazione dei clienti – spiega Allan Watson, titolare di una ditta che produce salmone affumicato – Non potrò sopravvivere con il 10% della mia clientela abituale”.

Grande incognita resta la valuta che dovrebbe usare la Scozia in caso di indipendenza: Edimburgo stampa le proprie banconote dal 1695, prima dell’unificazione con l’Inghilterra. Secondo la Bank of England, l’unione monetaria fra Scozia e Regno Unito sarebbe incompatibile con la sovranità.

Opposto il parere del leader indipendentista, Alex Salmond. Il ‘first minister’ assicura che Edimburgo manterrà la sterlina anche dopo la rottura con Londra. Un dibattito ancora aperto e, secondo alcuni esperti, la polemica è puramente politica perché non rappresenta un vero problema.

“Onestamente penso che la mancanza di un’unione monetaria non complichi le cose per una Scozia indipendente – sostiene Duncan Ross, professore presso l’Università di Glasgow – Ma non credo che questo avverrà. In ogni caso, nella peggiore delle ipotesi, ci sono altre opzioni riguardo alla introduzione di una moneta indipendente”.

Le incertezze toccano profondamente anche l’economia reale. Il divorzio da Londra potrebbe aprire una disputa legale per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord.

“Lo slogan usato negli anni ’70 e’ 80 diceva ‘È il petrolio della Scozia’, e ci sono dei precedenti riguardo le diverse possibili spartizioni dei fondali – spiega Richard Kerley, responsabile del Centro Studi scozzese per le politiche pubbliche – La questione non è così semplice come sembra: dovrebbero esserci dei negoziati per trovare un accordo tra una Scozia indipendente e il resto del Regno Unito”.

Seguendo questo ragionamento, una Scozia indipendente potrebbe anche reclamare la sua quota delle riserve auree del Regno Unito. Un tesoro pari a 9 mila e 840 miliardi di euro, il 18esimo al mondo.

Preoccupa anche la gestione del debito pubblico. Secondo i calcoli, la ‘porzione’ scozzese di debito britannico, che ammonta in tutto a 1700 miliardi di euro, è pari a 143 miliardi di euro.