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Gazprom, utili in calo. Nella "guerra del gas" si apre il fronte polacco

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Gazprom, utili in calo. Nella "guerra del gas" si apre il fronte polacco

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La “pistola a gas” puntata contro l’Ucraina costa cara alla russa Gazprom. Tra gennaio e marzo il gigante dell’energia ha registrato un calo del 41% dell’utile netto a 4,6 miliardi di euro, nonostante ricavi in leggero aumento. Gli sconti concessi al regime filorusso e (nel dopo-Maidan) l’aumento improvviso dei prezzi, con il conseguente rifiuto di pagare da parte di Kiev, hanno imposto svalutazioni per un miliardo e mezzo di euro.

Da giugno, mese in cui le forniture si sono interrotte, il solo gas a transitare in Ucraina è quello diretto verso gli altri Paesi europei. Ebbene, anche questi ultimi potrebbero non essere al riparo dalle manovre di Mosca: mercoledì l’operatore statale polacco PGNiG ha lanciato l’allarme sull’improvvisa diminuzione delle consegne.

“Nella mattinata ne avevamo il 45% in meno secondo le rilevazioni fornite”, spiega il portavoce Rafal Pazura. “È difficile dire quale sia la ragione perché Gazprom non ha ancora risposto alla nostra lettera. Non c‘è stata reazione. Per ora crediamo che i problemi siano soltanto di natura tecnica”, aggiunge.

E mentre Gazprom nega qualsiasi taglio delle forniture senza però addurre ulteriori spiegazioni, Varsavia ha chiesto aiuto alla Commissione europea. La quale fissa un nuovo summit per cercare di risolvere il braccio di ferro sui prezzi del combustibile.

“In effetti, siamo stati informati dalle autorità polacche del fatto che c‘è una diminuzione dei flussi di gas dalla Russia”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue Marlene Holzner. “Riguardo alle discussioni che abbiamo sulla situazione complessiva della disputa sul gas, abbiamo proposto una data per un vertice trilaterale tra noi, i partner russi e quelli ucraini, e quella sarà il 20 di settembre a Berlino”, conclude.

Anche in Slovacchia gli operatori segnalano un calo delle forniture russe. Secondo alcuni osservatori, si tratterebbe di una misura punitiva di Mosca nei confronti dei Paesi che hanno invertito i flussi rivendendo parte del combustibile all’Ucraina. Per altri Kiev “attinge” direttamente alla fonte e, in questo modo, si spiegherebbero le sue dichiarazioni in risposta alla Polonia.