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Scozia: sul confine inglese si teme la fine delle relazioni economiche

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Scozia: sul confine inglese si teme la fine delle relazioni economiche

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Paesino a cavallo tra Scozia e Inghilterra, a Berwick-upon-Tweed si discute delle conseguenze economiche di una possibile indipendenza della Scozia. Questo centro di 13.000 abitanti si trova in Inghilterra, ma dista solo 6 chilometri dal confine. Una possibile interruzione delle relazioni economiche preoccupa i commercianti della zona.

La macelleria Skelly è stata fondata nel 1760, 53 anni dopo l’unificazione. John Skelly vende i prodotti tipici provenienti da entrambi i lati del confine.

“Sinceramente credo che sarà un male per Berwick – spiega John Skelly – perché tanti nostri clienti provengono dal lato scozzese del confine, da tutti i villaggi dei dintorni”.

Anche Gavin Jones vende prodotti inglesi e scozzesi. Teme la divisione, soprattutto quella monetaria: “Usiamo indifferentemente banconote inglesi e scozzesi, hanno lo stesso valore: cinque sterline scozzesi equivalgono a cinque sterline inglesi – dice Jones – Se la Scozia diventerà indipendente, perderemo la parità monetaria. Questo renderà più difficile indicare i prezzi e comporterà spese bancarie ulteriori per la nostra attività”.

Contesa durante i secoli tra inglesi e scozzesi, Berwick è passata 13 volte da una bandiera all’altra fino al 1482, quando divenne definitivamente inglese. Ma la cittadina ha mantenuto la doppia identità.

“C‘è il rischio di rimanere divisi dalla frontiera. Se questo accadrà, sarà necessario il passaporto – spiega il sindaco, Isabel Hunter – Ma la gente di Berwick attraversa quel confine ogni ora, ogni giorno. Un fatto simile cambierebbe la vita agli abitanti di Berwick”.

Dall’altra parte del confine, in Scozia, l’aspetto economico della secessione divide l’associazione degli imprenditori. Le previsioni circa l’impatto sull’occupazione, sulle esportazioni e sulla produttività delle aziende sono diverse.

Duecento imprenditori hanno firmato una petizione a favore dell’indipendenza: rappresentano in prevalenza le piccole e medie imprese. Il loro portavoce è il capo chef del Gleneagles Hotel di Glasgow, Andrew Fairlie: “Pensiamo che in una Scozia indipendente, le imprese possano prosperare ed avere successo – sostiene Fairlie – Ci saranno molte più opportunità per le piccole e medie imprese scozzesi”.

Al contrario, altri 130 imprenditori scozzesi sottolineano che il forte legame economico con il Regno Unito garantisce quasi un milione di posti di lavoro e sostengono il No alla secessione.
Tra questi c‘è il capo del gruppo Weir, multinazionale attiva nel campo dell’ingegneria estrattiva, Keith Cochrane: “Sono orgoglioso di essere scozzese – dice – vivo e lavoro in Scozia da tutta una vita. Ma tutto sommato non trovo incompatibile l’essere parte del Regno Unito”.

Due fattori pesano su questa scelta cruciale per la Scozia: l’incertezza sul destino della moneta e dei futuri rapporti con l’Unione europea.