ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Sbarco a Edimburgo. Cameron e gli altri provano a tenersi stretta la Scozia

Lettura in corso:

Sbarco a Edimburgo. Cameron e gli altri provano a tenersi stretta la Scozia

Dimensioni di testo Aa Aa

Lo sbarco a Edimburgo avviene in bus. Sospinta dal panico di sondaggi che ormai profilano il sorpasso degli indipendentisti, Londra invia i suoi pezzi grossi per provare a tenersi stretta la Scozia.

Ad accompagnare il leader della campagna per il “No” al referendum del 18 settembre, anche il premier David Cameron, che insieme ai leader di Labour e liberaldemocratici ha cancellato ogni impegno parlamentare per provare ad arginare la montante marea dei “Sì”.

“Quando si tratta di elezioni o di ballottaggi – ha detto Cameron – la gente può sempre dirsi che sì, fa una scelta e poi, alla peggio, 5 anni dopo, se è delusa da quei maledetti Tories, può sempre dar loro un calcione, sbarazzarsene, e votare diversamente. In questo caso la situazione è però completamente diversa. In ballo non c‘è una decisione per i prossimi 5 anni, ma per il prossimo secolo”.

Sospinto dal vento in poppa di numeri sempre più favorevoli, il leader indipendentista Alex Salmond bolla addirittura come controproducente lo spiegamento di forze di Londra.

“Molti in Scozia considereranno questo impegno di Ed Miliband e David Cameron come insufficiente e tardivo – ha detto Salmond -. Insufficiente perché non propongono i necessari strumenti per la creazione di posti di lavoro di cui ha bisogno la popolazione per potersi accontentare di un parlamento più forte. E tardivo perché da parte loro appare come un’ultima mossa disperata”.

A tremare insieme a borse e mercati sempre più instabili, sembra sia intanto sia ormai anche la sedia dello stesso premier britannico.

“Questa visita dell’ultimo minuto a Edinburgo arriva appena 24 ore dopo la promessa di un accordo per incrementare i poteri del parlamento scozzese – dice la nostra inviata Joanna Gill -. Troppo poco e troppo tardi? Cameron è sicuramente sotto pressione. Rischia infatti di perdere non solo la Scozia, ma anche il posto”.