ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ebola, le mutazioni del virus complicano la ricerca di una cura

Lettura in corso:

Ebola, le mutazioni del virus complicano la ricerca di una cura

Dimensioni di testo Aa Aa

L’epidemia di Ebola continua ad allargarsi nell’Africa occidentale, alimentando una vera e propria psicosi nelle aree più colpite. La ragione è semplice: l’attuale epidemia ha ucciso più persone in otto mesi di quanto non avesse fatto in 38 anni, ovvero dalla scoperta del virus nel 1976.

Con l’aumento dei decessi, accelera la ricerca per trovare una cura. Giovedì e venerdì prossimi, 150 esperti si riuniranno a Ginevra per fare il punto sullo stato dei trattamenti sperimentali. E’ il secondo incontro dalla metà di agosto. Ma la battaglia sarà lunga, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

“Abbiamo un obiettivo e dei tempi precisi – afferma Bruce Aylward – L’obiettivo, che è comune a tutti, è di fermare la trasmissione nei Paesi colpiti nell’arco di otto o nove mesi”.

Su 3069 casi confermati di contagio, le vittime sono 1552, di cui 694 in Liberia, 422 in Sierra Leone, 430 in Guinea, dove l’epidemia è iniziata lo scorso marzo. Il Senegal è l’ultimo Paese toccato, dopo la Nigeria e dopo la Repubblica democratica del Congo, interessata però da un virus di ceppo diverso.

Sul fronte della ricerca, una speranza viene dal Giappone, dove è stato messo a punto un metodo che può rivelare il contagio in appena 30 minuti. Incoraggiante anche l’avvio dei test clinici su un vaccino sperimentale che verrà prodotto a Pomezia, in Italia.

Ma uno studio della Harvard University pubblicato sulla rivista Science avverte che il virus cambia rapidamente: sarebbero almeno 300 le mutazioni genetiche già subite dal genoma. Un particolare che complica diagnosi e trattamento.

Peter Piot, uno degli studiosi che scoprirono il virus nel 1976, ritiene che la somministrazione di farmaci sperimentali sia eticamente giustificata, quando il tasso di mortalità arriva al 90%. “Dobbiamo assicurarci che questa sia l’ultima epidemia di Ebola che affrontiamo soltanto con mezzi come quarantena e cure palliative”, afferma.

Spesso, nei Paesi copiti, i contagiati rifiutano di rispettare l’isolamento. L’uomo con la maglietta rossa era fuggito da un ospedale in Liberia. I medici hanno dovuto rimetterlo in quarantena a forza, evitando che venisse linciato dalla folla.