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Altre città strappate ai fondamentalisti in Iraq

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Altre città strappate ai fondamentalisti in Iraq

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I militari iracheni e le forze curde intensificano le operazioni contro i jihadisti dello stato islamico in Iraq. Anche gli Stati Uniti continuano i raid aerei contro le postazioni dei fondamentalisti nel Paese, dove le violenze hanno fatto già oltre 1400 morti, secondo stime diffuse dalle Nazioni Unite.

L’offensiva ha permesso di avere la meglio ad Amerli, a nord di Baghdad, e successivamente anche di Sulaiman Bek, poco distante, città che i jihadisti controllavano da diverse settimane.

A Ginevra, nel corso di una sessione speciale del Consiglio ONU per i Diritti Umani, per voce del ministro competente, l’Iraq ha chiesto alla comunità internazionale di agire per liberare il Paese dalla minaccia fondamentalista:

“Quello dei fondamentalisti dello Stato islamico non è un fenomeno iracheno – ha detto il ministro per i Diritti Umani iracheno Mohammed Shia’ Al Sudani -. È un’organizzazione transnazionale che rappresenta un pericolo imminente per tutti i Paesi del mondo. Si oppone a tutti i principi dei diritti umani e del diritto internazionale”.

Con l’appoggio di diversi Paesi, l’Iraq ha chiesto l’invio di una missione speciale di inchiesta per indagare su violazioni e abusi commessi dai fondamentalisti e dagli altri gruppi coinvolti nelle violenze.