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Turchia: l'ascesa di Davutoglu, da ideologo del neo-ottomanesimo a premier

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Turchia: l'ascesa di Davutoglu, da ideologo del neo-ottomanesimo a premier

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Capo della diplomazia turca dal 2009, ideologo del neo-ottomanesimo, Ahmed Davutoglu è cresciuto politicamente accanto a Recep Tayyip Erdogan.

Guiderà il governo e il partito Giustizia e Sviluppo, ma avrà certamente meno poteri del ‘sultano’ di Ankara che lo ha scelto per la sua fedeltà. Una scelta che indica la sospensione della lotta tra i giovani e i veterani all’interno dell’Akp.

“Con il sostegno alla mia candidatura da parte dei delegati al Congresso generale – ha detto Davutoglu accettando l’incarico – è garantita la continuità del grande movimento di rinnovamento portato avanti negli ultimi 12 anni”.

Classe 1959, islamico-moderato, nel 1990 Davutoglu diviene professore all’Università islamica internazionale in Malesia, per poi tornare in patria alla Marmara University. È uno degli artigiani della crescita internazionale del suo paese. Da capo della diplomazia ha cercato di rafforzare il ruolo della Turchia come attore regionale, promuovendo la dottrina “zero problemi” con i paesi dell’area. Le relazioni con Israele sono invece a un nuovo minimo storico. Tra le sfide principali che si prospettano per il fedelissimo di Erdogan, ci sarà quella di evitare di trascinare la Turchia nei conflitti nella vicina Siria e nel vicino Iraq e di far ripartire le relazioni con Egitto e soprattutto con l’Iran, paesi islamici mai come in questo momento lontani da Ankara

“Non vogliamo armi nucleari nella nostra regione – disse a proposito del programma nucleare di Teheran – ma allo stesso tempo non vogliamo porre limiti alla tecnologia nucleare per scopi pacifici”.

Davutoglu dovrà necessariamente trasformare il ruolo del premier. Erdogan lo ha scelto perché ha dimostrato tutta la sua fedeltà durante le proteste di Gezi Park e lo scandalo corruzione del 2013 e perché punta a tenere il controllo assoluto del potere almeno fino al 2019.