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In Siria 191.000 morti, Onu denuncia "scandalosa" paralisi

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In Siria 191.000 morti, Onu denuncia "scandalosa" paralisi

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Sono oltre 191.000 le vittime causate dal conflitto in Siria dal marzo del 2011. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unite. Un calcolo che si è sempre rivelato sottostimato rispetto al numero reale di morti. Tra di loro ci sono almeno 8.800 minori.

Inoltre, dopo quasi tre anni e mezzo dall’inizio del conflitto, la Siria è diventata il primo paese al mondo per numero di profughi: sono oltre 9 milioni le persone in fuga dalla guerra.

Più di due milioni e mezzo di siriani sono stati registrati come rifugiati nei paesi vicini. Sei milioni e mezzo gli sfollati interni.

L’Onu denuncia una paralisi internazionale e definisce “scandalosa” la scarsa attenzione sulla Siria.

“Gli assassini, i distruttori e i torturatori in Siria sono stati incoraggiati dalla paralisi internazionale – sostiene Rupert Colville, portavoce dell’Alto commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite – Ci sono accuse gravi riguardo crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella totale impunità”.

Quella che era iniziata come una rivolta popolare nel 2011, sulla scia della “primavera araba” si è trasformata in una guerra civile.

Nell’estate del 2013, quando sono i civili ad essere bombardati con armi chimiche, l’Occidente minaccia di lanciare un’offensiva internazionale per punire il regime di Damasco.

Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Questa escalation internazionale è culminata lo scorso settembre con un accordo per lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano.

Processo completato pochi giorni fa, ma la comunità internazionale dubita che Bashar al Assad abbia davvero consegnato tutte le sue armi.

Nel frattempo, i diplomatici hanno cercato di trovare una soluzione politica al conflitto. Ma il dialogo tra l’opposizione e i rappresentanti di Damasco non sembra possibile.

Improbabile ipotizzare un intervento militare sotto la bandiera delle Nazioni Unite: il Consiglio di sicurezza dell’Onu è bloccato dai veti russo e cinese.

“Considerazioni geopolitiche a breve termine e ben definiti interessi nazionali – ha detto Navy Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani – hanno ripetutamente preso il sopravvento sulle intollerabili sofferenze umane e sulle gravi violazioni della pace e dela sicurezza internazionale”.

Il 13 maggio, Lakhdar Brahimi, il diplomatico algerino per due anni mediatore della comunità internazionale del conflitto in Siria, si è dimesso dopo aver tentato invano di far progredire il processo di pace tra il regime e l’opposizione.

Il passo indietro di Brahimi rivela il fallimento diplomatico. La soluzione alla crisi siriana è ancora lontana.