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Iraq, l'Onu porta al livello 3 l'emergenza rifugiati

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Iraq, l'Onu porta al livello 3 l'emergenza rifugiati

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Scuole e moschee non bastano più per accogliere i rifugiati iracheni, il cui numero, oggi sul milione e mezzo, si è andato moltiplicando con l’avanzata dei combattenti sunniti dell’IS. Un’emergenza che l’Onu ha classificato come di livello 3, il gradino più alto della scala.

Brendan McDonald, responsabile dell’agenzia per la coordinazione degli sforzi umanitari, spiega che il livello 3 scatta quando l’emergenza supera la capacità di intervento del sistema messo in piedi dalle Nazioni Unite e dai suoi partner a livello locale.

Costrette a cercare riparo sotto i ponti e nei cantieri edili, intere famiglie dipendono per la loro sopravvivenza dalle provviste distribuite dai programmi umanitari.

Tra questi rifugiati, ci sono anche esponenti della minoranza yazida, sopravvissuti all’assedio degli jihadisti sul monte Sinjar.

Il premier britannico David Cameron ha qualificato come “buona notizia” il fatto che la missione statunitense incaricata di valutare un’eventuale evacuazione di massa abbia riscontrato meno gente del previsto.

Sul tema è intervenuto anche il presidente statunitense Obama, con una dichiarazione intesa a rassicurare gli americani che i raid aerei hanno avuto successo e che la sua amministrazione non si sta imbarcando in una nuova campagna militare in Iraq.

“Non ci aspettiamo – ha detto – che ci sia la necessità di evacuare civili dal monte Sinjar. E’ improbabile che continueremo a lungo ad avio-trasportare gli aiuti umanitari sul monte”.

La missione statunitense è composta da una ventina di persone, che stanno per essere rimpatriate. Quanto ai raid aerei, Obama ha annunciato che continueranno per proteggere gli interessi americani in Iraq.