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Sanzioni, Mosca risponde con un bando sui prodotti agroalimentari occidentali

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Sanzioni, Mosca risponde con un bando sui prodotti agroalimentari occidentali

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La rappresaglia russa contro le sanzioni occidentali non si è fatta attendere.

Come richiesto mercoledì dal presidente Vladimir Putin, il governo guidato da Dmitri Medvedev ha imposto un bando di un anno sulle importazioni agroalimentari da Unione europea, Stati Uniti, Canada, Australia e Norvegia.

Nel mirino, a parte vini e alimenti per l’infanzia, c‘è quasi tutto: da carne, pesce e formaggi fino a frutta e verdura.

L’impatto sull’inflazione? Solo di breve termine, sostiene Mosca, che, per compensare l’offerta, guarderà ad altri mercati esportatori come Brasile e Nuova Zelanda.

“Non credo che ci rimetteremo nulla da questa situazione”, commenta una donna fuori da un supermercato russo. “Allo stesso tempo svilupperemo il nostro settore agricolo e nuovi legami commerciali con altri Paesi”, aggiunge.

In realtà, gli esperti si dividono su chi soffrirà di più, se i produttori stranieri o i consumatori russi.

Le importazioni nel Paese riguardano oltre il 40% degli alimenti consumati: in particolare, il 65% della verdura, il 50% dei formaggi, il 25% delle carni bovine e il 26% di quelle suine.

Niente più crocchette di pollo americano o salumi italiani per le famiglie russe, che, ormai abituate alle importazioni, dovranno sopportare scarsità di prodotti e aumento dei prezzi.

Ma a rimetterci saranno anche le aziende europee: per l’Italia (quinto importatore in Russia) l’allarme arriva da Coldiretti, secondo cui sono a rischio oltre 180 milioni di euro di prodotti.

“L’Europa mediterranea sarà quella più colpita, specialmente Spagna e Grecia”, commenta Stefan Bielmeier di DZ Bank.

“Anche la Polonia sarà toccata, insieme a numerosi Paesi più piccoli dell’Est Europa. C‘è anche la possibilità che gli Stati Uniti e le loro esportazioni di carne siano colpiti. Complessivamente, però, non mi aspetto un grande impatto”, conclude.

Ma l’ira di Mosca per le sanzioni (che hanno colpito la capacità di rifinanziamento delle banche e l’export di tecnologie nei settori difesa ed energia) arriva ad alta quota.

Medvedev ha confermato che è al vaglio anche la chiusura dello spazio aereo russo ai vettori europei e americani. In pericolo sono, in particolare, le rotte trans-siberiane, utilizzate dagli aerei diretti in Asia.

Anche in questo caso si tratterebbe di un’arma a doppio taglio: le compagnie occidentali spenderebbero di più in carburante, ma quelle russe smetterebbero di ricevere i diritti di passaggio.