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Bce, tassi fermi. "Rischi geopolitici" per il braccio di ferro con Mosca

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Bce, tassi fermi. "Rischi geopolitici" per il braccio di ferro con Mosca

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Anche a Francoforte c‘è aria di vacanza e la decisione della Banca centrale europea di mantenere inalterati i tassi d’interesse suona un po’ come un “Buone vacanze a tutti”.

Eppure, al di là delle apparenze, sono prudenza e incertezza a regnare. Ci vorrà tempo perché le misure di stimolo annunciate a giugno, tra cui tassi di deposito negativi, diano i loro frutti.

Così come sarà difficile, secondo il governatore Mario Draghi, valutare l’impatto della crisi tra Russia e Ucraina sull’economia dell’Eurozona.

“Gli accresciuti rischi geopolitici – ha detto Draghi – insieme con le turbolenze nelle economie dei mercati emergenti e nei mercati finanziari globali, potrebbero potenzialmente influenzare in modo negativo le condizioni economiche, per esempio con effetti sui prezzi dell’energia e sulla domanda globale di prodotti dell’Eurozona”.

Riconfermato l’impegno a ricorrere a strumenti di tipo non convenzionale, come l’acquisto di titoli garantiti da prestiti bancari (i cosiddetti ABS, o “Asset-backed Securities) o di bond governativi (il famoso “Quantitative Easing”), in caso le previsioni sull’inflazione peggiorino.

Ma la Bce attribuisce quel minimo storico dello 0,4% di luglio ad un calo temporaneo dei prezzi energetici e alimentari, insistendo su un ritorno verso il target del 2% tra il 2015 ed il 2016.

A sostenere i prezzi ci penseranno le misure già annunciate, dicono, tra cui il programma di prestiti alle banche mirati ad agevolare il credito all’economia reale (TLTRO), che partirà a settembre.