ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Turchia al voto ed economia al bivio: Erdogan sfida i timori della Banca Centrale

Lettura in corso:

Turchia al voto ed economia al bivio: Erdogan sfida i timori della Banca Centrale

Dimensioni di testo Aa Aa

L’economia turca ha fatto molta strada negli ultimi dieci anni. Il primo ministro e candidato presidente, Recep Tayyip Erdogan, è il traghettatore della trasformazione. Durante il suo mandato, la Turchia è diventata un mercato emergente.

Ma l’economia ha mostrato i primi segni di debolezza nel corso dell’ultimo anno, di fronte alle difficoltà interne innescate dallo scandalo corruzione scoppiato a dicembre e le proteste di piazza. Come altri paesi in via di sviluppo, la Turchia affronta l’incertezza dei mercati, la volatilità dei tassi di cambio e il ridimensionamento delle prospettive.

“Secondo gli esperti, il punto debole dell’economia turca è l’indebitamento dei risparmiatori, pari a 120 miliardi di euro – siega il corrispondente di euronews, Bora Bayraktar – Stando ai numeri ufficiali, quasi 645 mila persone risultano ancora indebitate nella prima metà di quest’anno”.

“Prima le cose andavano peggio – dice un commerciante – Ora va meglio, grazie a Dio”.

“La mia opinione è sempre stata la stessa: le cose non stanno andando bene – replica un altro venditore – I prezzi sono in aumento, ma nessuno ne parla. Non siamo sulla strada giusta. Abbia debiti così come ogni altro commerciante. Altrimenti non è possibile restare aperti. O con le banche, o con l’ufficio delle tasse o con l’istituto di previdenza, tutti hanno debiti”.

L’economia turca è cresciuta di un sorprendente 4,3% nel primo trimestre dell’anno, superando le proiezioni del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, e facendo meglio dei paesi dell’Unione europea.

Eppure la Turchia rimane vulnerabile. Il primo grande problema è la sua dipendenza dai fondi esteri. Uno squilibrio strutturale oscurato dai fiumi di denaro arrivati grazie alle attraenti politiche monetarie fatte altrove.

“La Banca Centrale Americana sta pensando di aumentare i tassi di interesse. Un’operazione che aumenterà i tassi di interesse anche in Turchia – spiega Uğur Gürses, economista del quotidiano Radikal -Arriveranno meno fondi e chi ha investito qui, lascerà il paese. In questo contesto, la politica cerca di aumentare la crescita, ma non ci sono fondi. Credo che vedremo un rallentamento dell’economia turca”.

Gli amministratori turchi sostengono che le preoccupazioni sono esagerate. Nel tentativo di mantenere alta la crescita, il governo sta spingendo per un ulteriore taglio dei tassi di interesse, mentre l’inflazione accellera al 9,3% nel mese di luglio.

Una strategia che ha messo Erdogan contro il governatore della Banca Centrale turca, alimentando le voci circa le dimissioni di quest’ultimo.

“Se Erdogan sarà eletto presidente vorrà apportare cambiamenti radicali in politica economica. Quali cambiamenti? Lui sostiene che l’economia si svilupperà su tre direttrici: produttività, industria ed esportazioni – dice il professor Cemil Ertem, dell’Univerità Türk Hava Kurumu – Questo dovrebbe portare alla discesa dei tassi di interesse. In questo caso, il tasso di disoccupazione scenderebbe, il tasso di inflazione fermerà la sua ascesa e la Turchia sarà più vicina alla piena occupazione”.

Erdogan ha fissato un obiettivo ambizioso: fare della Turchia una delle prime dieci economie al mondo entro il 2023. Ma le istituzioni che hanno giocato un ruolo decisivo nel successo della Turchia, come la Banca Centrale, ora vogliono apparire indipendenti dal primo ministro.

“C‘è bisogno di investimenti stabili come quelli cinesi. Ma sono vicini allo zero – aggiunge Uğur Gürses del quotidiano Radikal – Finché non ci sarà stabilità politica, questi investimenti non arriveranno. Questo è un fattore negativo. Dobbiamo capire che un partito unico al governo non significa stabilità politica. Questa si raggiunge con la separazione dei poteri e lo stato di diritto. Ci vorrà del tempo. Ma questo si rifletterà sulla nostra economia con numeri pesanti”.

Erdogan ha spesso dimostrato che le critiche sono state eccessive. Ma chiunque guiderà la Turchia in futuro, dovrà affrontare forti venti contrari per proseguire sulla strada dei progressi politici ed economici fatti dal 2002.