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Gaza dopo la guerra, secondo giorno di tregua

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Gaza dopo la guerra, secondo giorno di tregua

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Nelle stesse ore in cui la parola passa dalle armi alla diplomazia, nella Striscia di Gaza la popolazione palestinese fa i conti con un desolante scenario di devastazione. È il secondo giorno di una tregua il cui destino si discute la Cairo, con le autorità egiziane come mediatore tra Israele e Hamas. Ma i protagonisti mantengono posizioni e scopi differenti. La fine del blocco della Striscia per Hamas:

“Abbiamo fiducia nella mediazione dei nostri fratelli egiziani e speriamo che la posizione dell’Egitto porti ad un accordo arabo e internazionale e ad una pressione coordinata su Israele affinchè ponga fine al blocco della Striscia di Gaza” dice Bassam al-Salhi, membro della delegazione palestinese al Cairo.

Al lato opposto, il governo israeliano di Benjamin Netanyahu il cui scopo ultimo é una Gaza che non costituisca una minaccia per Israele:

“Non vogliamo più vedere lanci di razzi, non vogliamo più veder costruire tunnel” dice il portavoce dell’esecutivo di Tel-Aviv Mark Regev. “Quindi dobbiamo essere certi che Hamas non possa ricostruire la sua formidabile macchina militare terroristica. Sul lungo termine dobbiamo fare in modo che la Striscia di Gaza sia demilitarizzata”.

A garantire che questa tregua lasci alla diplomazia per lo meno 72 ore per fare passi in avanti c‘è il ritiro integrale dell’esercito israeliano al di fuori dei confini della Striscia di Gaza. Dove una partita di calcio o un parco giochi sono un tentativo di dimenticare, per un momento, che in un mese sono morte 1.875 persone.