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Selahattin Demirtas, l'outsider curdo

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Selahattin Demirtas, l'outsider curdo

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La Turchia si prepara ad eleggere il suo 12esimo Presidente. Un voto storico visto che è la prima volta che il Presidente sarà scelto attraverso un’elezione popolare diretta.

Uno dei tre candidati in corsa è Selahattin Demirtaş.“Siamo arrivati ​​in una fase in cui possiamo iniziare a costruire una nuova vita – ha dichiato Demirtaş – mi candido non solo per poter diventare un presidente diverso dagli altri, ma anche per cambiare la Turchia.”

Demirtaş si colloca nella sfida tra “nuova” e “vecchia” Turchia, come leader del movimento curdo Pace e Democrazia. Due sono gli obiettivi che si propone di raggiungere il protagonista della campagna curda di disobbedienza civile tra il 2011 e il 2012: trasformare un partito regionale in una forza nazionale, e ricoprire, come mediatore, un ruolo di primo piano nelle trattative per la pace in Kurdistan. Nato nella città di Elazığ, a maggioranza curda, Demirtaş ha iniziato la sua carriera politica più per ‘obbligo’ che per scelta, come ha spiegato al corrispondente di Euronews Bora Bayraktar.

“Mi sono sempre occupato di politica, fin da quando ero ragazzo. La politica fa parte della mia vita. Mi sono sempre battuto per la democrazia. E come molti giovani curdi, ho fatto diverse battaglie contro i diritti negati ai curdi, in nome dell’identità etnica, e contro l’oppressione. Sono in politica da quasi 25 anni”, prosegue nell’intevista a Euronews il candidato Demirtaş. “Negli ultimi otto anni sono stato parlamentare e co-presidente di un partito. Ho anche fatto l’avvocato nel campo dei diritti umani, ma come volontario. Insomma in tutti questi anni, ho sempre lottato, senza un attimo di sosta, per i principi e i valori in cui credo. E non ho mai smesso. Anche adesso che sono candidato alle presidenziali continuo nella mia battaglia. Posso definirmi un candidato cresciuto in un momento cruciale della storia della Turchia, ovvero quello della lotta per la democrazia.”

Selahattin Demirtaş ha iniziato la sua carriera qui a Diyarbakır. È stato presidente dell’Associazione per i diritti umani e ora promette di difendere i diritti non solo dei curdi, ma anche dei turchi e di altri gruppi etnici nel Paese. Fino a una decina di anni fa, era impossibile vendere questa t-shirt con disegnata una bandiera del “Kurdistan”, ma ora è una cosa normale. E la maggior parte dei cittadini di Diyarbakır ritengono che gli attuali negoziati avviati dal governo dell’AKP con i curdi, sono un forte segnale di pace. La candidatura di Demirtaş è una prova.

“Penso che abbia progetti politici molto saggi e concreti. Può piacere a molti. Ma non credo che otterrà più del 10 per cento dei voti. La circoscrizione si trova nella zona sud-est della Turchia. Per i curdi è comunque meraviglioso avere un candidato come lui. La cosa più importante è che le elezioni portino fraternità, unità e pace”, fa sapere un suo elettore.

Ma si sa, la competizione in campagna elettorale è agguerrita. I suoi avversari lo criticano per la sua politica in qualche modo troppo multiculturale e multirazziale. Demirtaş sta promuovendo il rispetto di tutte le culture, per la Turchia potrebbe essere una vera rivoluzione sociale, l’inizio di un vero cambiamento. Cambiamento in nome della libertà e della democrazia.

“Il primo ministro Erdogan- prosegue Demirtaş- è stato al potere in Turchia per parecchi anni, oltre 12 anni. Il suo modo di fare politica è sempre stato lo stesso, non ha mai cambiato, il suo era un governo autocratico non democratico. Una posizione che sta portando avanti anche in campagna elettorale e che rafforzerà ulteriormente, nel caso dovesse essere eletto presidente. Rappresenta il passato, come l’altro candidato. C‘è bisogno di novità, di qualcuno che si schieri dalla parte dei poveri, dei lavoratori. Il futuro della Turchia è una società pluralista.”

Qualche piccola macchia nel passato di Demirtaş c‘è. Nel 2010, Demirtaş è stato condannato a dieci mesi per aver dichiarato che Abdullah Ocalan, leader del PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, ha avuto un ruolo nella soluzione della questione curda. Questione sulla qualche devono essere fatti parecchi passi in avanti dopo le presidenziali. “La mia candidatura alla presidenza-conclude Demirtaş-è un invito a portare avanti i negoziati e costruire il futuro. Se sarò eletto faró di tutto per far si che questi negoziati possano portare a una pace permanente, forte e e duratura. Credo che la Turchia si meriti tutto questo, un vero processo di pace e faremo di tutto per migliorare il Paese”.