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Turchia, alla vigilia delle presidenziali l'inflazione accelera

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Turchia, alla vigilia delle presidenziali l'inflazione accelera

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Se Recep Tayyip Erdogan avesse potuto, probabilmente si sarebbe candidato a presidente alla fine del 2010. Sotto il suo premierato quell’anno l’economia turca sfiorò il 9% di crescita.

E invece l’appuntamento con le urne si presenta questa domenica. Dopo un 2013, cioè, di deciso rallentamento, segnato dagli scandali e dalle proteste di piazza. E dopo un luglio, appena chiuso, che ha visto un aumento dell’inflazione al 9,3%.

“Quando confrontiamo l’economia turca con l’Unione europea e il resto del mondo possiamo dire che la Turchia sta relativamente meglio”, commenta l’economista Cemil Ertem.

“D’altro lato, però, il debito del settore privato, il deficit di bilancio e la deviazione dagli obiettivi di inflazione della banca centrale preoccupano gli analisti. Ci sono vari punti di vista, alcuni sono molto negativi”, aggiunge.

Difficilmente la situazione migliorerà dopo un risultato elettorale quasi scontato. Anzi, per gli analisti i tentativi di sottomissione della banca centrale turca da parte dell’Erdogan presidente non farà che minare la fiducia dei mercati.

Da mesi il premier chiede un taglio dei tassi di interesse per sostenere la crescita. Misura ovviamente incompatibile con un target d’inflazione del 5%.