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Meriam atterra negli Usa. Il sindaco di Filadelfia: “Combattente per le libertà mondiali”

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Meriam atterra negli Usa. Il sindaco di Filadelfia: “Combattente per le libertà mondiali”

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Meriam ha lasciato Roma, diretta verso la sua nuova casa.

È arrivata con il marito Daniel e i suoi due figli nel New Hampshire, Stati Uniti, nella notte, dove la aspettavano i parenti e un gruppo di sudanesi che fanno parte della comunità locale. L’hanno accolta cantando e con dei mazzi di fiori. A Manchester vive un fratello del marito ed è in questa cittadina che Meriam ha deciso di stabilirsi.

Dopo l’incontro con Papa Francesco nella città eterna, la giovane sudanese si è imbarcata per gli Stati Uniti, ieri, giovedì mattina. Prima di arrivare a destinazione, è atterrata a Filadelfia dove ha incontrato il sindaco, Michael Nutter. “Una combattente delle libertà mondiali”, così l’ha definita il primo cittadino, paragonandola a Rosa Parks, donna simbolo del movimento dei diritti degli afroamericani, nota per aver rifiutato di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco in Alabama. Era il 1955 e il suo gesto diede inizio ad una protesta civile e politica a Montgomery.

Prima di congedare Meriam, Nutter le ha regalato una miniatura della Liberty Bell associata da sempre alla rivoluzione americana. L’8 luglio del 1776, il suo suono radunò i cittadini di Filadelfia per la lettura della Dichiarazione d’indipendenza.

La donna sudanese, 27 anni, era stata condannata a morte lo scorso maggio per apostasia da un tribunale di Khartoum, sulla base della sharia, legge adottata nel paese dall’83. In quanto figlia di un musulmano doveva essere musulmana anche lei. Rinnegare la fede musulmana è reato punibile con la pena capitale. Il padre, però, aveva abbandonato la famiglia quando Meriam era ancora piccola. Cresciuta nella fede cristiana dalla madre, aveva sposato un uomo cristiano e non voleva convertirsi all’Islam.

A febbraio la denuncia del fratello, forse per rancori famigliari. Lei è incinta e ha già un altro figlio di un anno, Martin. Inizia un incubo per Meriam. Finita in carcere ha partorito la sua Maya con le catene ai piedi. A giugno la Corte d’appello ha annullato la condanna, stabilendo che lei era stata sempre cristiana e quindi il reato non c’era. Ma quando ha cercato di andare in America con la famiglia, è stata arrestata di nuovo per due giorni, per presunte irregolarità nei documenti, e ha dovuto rifugiarsi all’ambasciata degli stati Uniti a Khartoum. Il marito Daniel ha la doppia cittadinanza sudanese e americana.

La vicenda ha sollevato commozione e indignazione in tutto il mondo. Il governo italiano ha preso a cuore la vicenda, e sfruttando i suoi buoni contatti con il Sudan, è riuscito ad ottenere la liberazione e imbarcare la donna e la sua famiglia per Roma.