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Fiat, addio all'Italia. L'assemblea approva la nascita di FCA


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Fiat, addio all'Italia. L'assemblea approva la nascita di FCA

Fabbrica Italiana di Automobili Torino è morta. Lunga vita a Fiat Chrysler Automobiles. Ad approvare la fusione con il gigante di Detroit sono stati gli azionisti di Fiat riuniti al Lingotto per l’assemblea straordinaria.

L’ultima dopo 115 anni di attività in Italia. Le prossime saranno infatti in Olanda, nuova sede legale scelta dal neonato gruppo, che avrà anche domicilio fiscale in Gran Bretagna.

“Vi sottoponiamo un progetto di fusione che comporta una nuova sede e il cambiamento della denominazione sociale”, ha detto John Elkann. “Con l’assemblea di oggi, inizia il futuro della nostra società”.

Un futuro che, dice il presidente di Fiat (e nipote del patriarca Gianni Agnelli), sarà incentrato sull’arena globale, con la nascita del settimo produttore mondiale di auto.

Dalla fondazione nel 1989 Fiat è stata per decenni l’orgoglio dell’industria piemontese. L’insostenibile focus sul mercato italiano spinse, però, dieci anni fa l’azienda a cercare un partner.

Sforzo arrivato a compimento nel 2009 con il salvataggio di Chrysler benedetto da Washington. L’acquisizione progressiva di quote è culminata all’inizio del 2013 dopo l’accordo con Veba (il fondo pensione del sindacato Usa).

Il successivo piano industriale, presentato dal numero uno Sergio Marchionne, parla di un obiettivo di 7 milioni di auto vendute nel 2018 e di un utile quintuplicato.

Per finanziare il tutto, il manager italo-canadese punta sui capitali internazionali: il titolo di FCA sarà quotato ad ottobre a Wall Street.

L’addio all’Italia è dunque definitivo? I vertici assicurano di voler rimanere protagonisti, con l’impegno a mantere aperti tutti gli impianti. Ma l’impressione è quella che Fiat lasci l’Italia per cercare altrove un futuro migliore.

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