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Dopo gli attacchi Gaza al buio e senz'acqua potabile

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Dopo gli attacchi Gaza al buio e senz'acqua potabile

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Non c‘è rifugio a Gaza. Nemmeno le scuole dell’Onu sembrano offrire riparo. E questo malgrado la condanna del segretario genrale Ban ki Moon. Anche gli Stati Uniti, primi alleati di Israele nella regione, stavolta hanno condannato l’attacco. I racconti di un sopravvissuto degli attacchi a una scuola: “La gente è stata massacrata davanti ai nostri occhi. Cinque persone inclusa una donna sono stati uccise in una classe. Siamo venuti qui certi di essere al sicuro, ma non ci sono più posti sicuri a Gaza”.

I morti palestinesi questo mercoledì sono stati almeno 70.

Finora 56 sono i soldati di Tsahal caduti in combattimento dall’inizio della campagna.

La situazione nella striscia è terribile. Sono dieci giorni che l’oltre milione e mezzo di abitanti gli abitanti della città non hanno accesso all’acqua potabile.

L’impressione è che Israele cerchi la capitolazione palestinese. Da qui la distruzione delle infrastrutture. Dice il direttore della centrale idrica: “Diventa sempre più pericoloso qui. Ieri abbiamo perso sei operai”.

La striscia sembra tornata a una sorta di medioevo moderno. L’immondizia si accumula nelle strade e il rischio epidemie è fortissimo. Un’altra delle cause di morte a Gaza.