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Argentina a pochi passi da un nuovo default


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Argentina a pochi passi da un nuovo default

Il conto alla rovescia è partito. Entro la mezzanotte di mercoledì (le sei del mattino ora italiana) l’Argentina deve trovare un’accordo con gli hedge fund o ottenere una proroga.

In caso contrario, farà “crac” per la seconda volta in 13 anni. Una prospettiva che ha spinto il ministro dell’Economia a presentarsi di persona a New York per i negoziati condotti dal mediatore nominato dal giudice.

Finito in default su 100 miliardi di dollari di debito nel 2002, il Paese sudamericano aveva proposto uno scambio dei titoli con nuovi bond che implicava grosse perdite.

Il 92% dei creditori ha accettato. Ma, tra i “dissidenti”, due fondi statunitensi NML e Aurelius hanno fatto causa e vinto il ripagamento nella sua interezza.

Un miliardo e mezzo di dollari, interessi compresi, che l’Argentina deve necessariamente sborsare se vuole pagare anche l’ultima scadenza sui bond ristrutturati (539 milioni di dollari, già trasferiti negli Stati Uniti ma bloccati dal giudice).

“Le cose non rimarranno le stesse, né miglioreranno”, dice un negoziante di Buenos Aires. “Le volte in cui l’Argentina è finita in default le cose si sono messe particolarmente male per noi”, aggiunge.

“Il default è inevitabile”, afferma Antonio, professione custode. “Ma la verità è che, da un po’ di tempo ormai, accadono strane cose in questo Paese. L’economia non sta andando bene e per questo non abbiamo molti soldi”, conclude.

Le casse pubbliche potrebbe prosciugarsi se Buenos Aires decidesse di pagare i “fondi avvoltoio”, i quali hanno comprato i bond a prezzi stracciati dopo il primo default.

La clausola di equo trattamento patteggiata con i detentori dei bond ristrutturati esporrebbe infatti il Paese ad una valanga di richieste di pagamenti.

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