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Colonne di fumo su Tripoli

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Colonne di fumo su Tripoli

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A una decina di chilometri dalla capitale libica un razzo ha centrato un enorme serbatoio di carburante. I vigili del fuoco che hanno abbandonato la zona per sicurezza, temono un’esplosione che potrebbe far sentire i suoi effetti anche a 5 km di distanza.

Dal 13 giugno scorso nella capitale infuriano i combattimenti per il controllo dell’aeroporto, da una parte le milizie provenienti dalla città occidentale di Zenten, dall’altra gli ex ribelli provenienti da Misurata.

I morti sono più di un centinaio oltre 400 i feriti. Il governo libico ha fatto appello alla comunità internazionale e alle diplomazie europee, mettendole in guardia su quello che ha definito il “crollo dello Stato” dilaniato dalla guerra tra fazioni.

Anche a Bengasi, in Cirenaica, si contano numerosi morti in scontri tra forze speciali libiche e gruppi armati islamici.

La crisi in corso ha indotto gli Stati Uniti al rimpatrio del personale dell’ambasciata, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Francia hanno invitato i propri concittadini a lasciare la Libia. L’ambasciata italiana resta “aperta e operativa”, ma i 100 italiani che ne hanno fatto richiesta sono stati trasferiti fuori dal Paese. Dal canto suo l’Eni ha reso noto che “le attività proseguono regolarmente” ma che “l’evolversi della situazione nel Paese viene monitorata con attenzione”.