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Gaza: l'inviata di euronews racconta la disperazione

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Gaza: l'inviata di euronews racconta la disperazione

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Famiglie che cercano di nascondersi dove possono, una sopravvivenza resa ancor più difficile dalla mancanza d’ogni cosa e dalle bombe che piovono ovunque: è il racconto che ci fa ormai quotidianamente Valérie Gauriat, che si trova nella Striscia di Gaza, dove osserva per noi la situazione, incontra le famiglie in fuga, e raccoglie le testimonianze.
L’inviata di euronews a Gaza risponde alle domande dallo studio lionese.

Antoine Juillard, euronews:
Siamo in collegamento con Valérie Gauriat, che ci parla dalla Striscia di Gaza.
Valérie ci racconta che la tensione è palpabile, in attesa di una nuova ondata dell’offensiva israeliana.

Valérie Gauriat, euronews:
In effetti, la tensione è alta, le vie di Gaza sono deserte. È una città fantasma, le persone si nascondono, hanno una paura che cresce con l’intensificarsi dei bombardamenti.

A.J.:
Le vie deserte, cioè la gente si rifugia nelle proprie case, o in rifugi di fortuna…

V.G.:
Sì, la gente si nasconde, o resta in casa, per quelli la cui casa non è stata distrutta. Alcuni sono nei sottoscala, o in edifici che diventano rifugi improvvisati, altri nei rifugi delle Nazioni Unite. In ogni caso hanno paura, paura delle bombe che possono cadere ovunque e in qualunque momento.

A.J.:
Stamattina avete girato delle immagini piuttosto eloquenti, si può parlare di catastrofe umanitaria, come ha fatto un funzionario delle Nazioni Unite?

V.G.:
Quello che è evidente, in ogni caso, è che c‘è penuria a Gaza e in previsione delle prosecuzione dei bombardamenti manca tutto, manca il cibo, i vestiti, in particolare alle famiglie dei rifugiati manca tutto, hanno perso ogni cosa e per il momento gli approvvigionamenti sono rari.
È raro che si possa attraversare la frontiera, e quindi è difficile far arrivare anche gli aiuti umanitari.
Alla popolazione che non si è spostata, viene a mancare l’elettricità.
Oggi manca la corrente nella gran parte degli edifici della città di Gaza, e viene a mancare anche l’acqua. Ci sono stati dei bombardamenti sulle tubature, i sistemi di distribuzione, l’acqua potabile si mischia a quella delle fogne, là dove si sono rotte le canalizzazioni”.

A.J.:
Le famiglie che hai incontrato cosa dicono? Intravvedono una via d’uscita?

V.G.:
Stamattina siamo andati nel nord della Striscia di Gaza, è considerata zona rossa e là abbiamo incontrato una famiglia la cui casa è stata rasa al suolo. Questa famiglia si è riunita in una casa vicina.
I loro racconti erano senza speranza, racconti tragici, non sapevano dove andare, cosa fare, non sapevano a che santo votarsi e non possono far altro che aspettare che il mondo trovi una soluzione a questa crisi che è insopportabile per gli abitanti della Striscia di Gaza.