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Ingrid Betancourt : "In Colombia potrei impegnarmi per pace"

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Ingrid Betancourt : "In Colombia potrei impegnarmi per pace"

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Da sei anni è di nuovo in libertà, dopo i sei passati sotto sequestro.
Una nuova vita per chi è stata ostaggio dei guerriglieri delle Farc nella giungla colombiana e che per anni è stata tagliata fuori dal mondo.
Benvenuti a Global Conversation, dove oggi incontriamo Ingrid Betancourt che ringraziamo. Questi anni di riconquistata libertà sono stati intensi. Lei è tornata all’Università, è una madre molto presente e anche autrice di un secondo libro: “La Ligne Bleue”, La linea Blu.

Isabelle Kumar, euronews:
Lei è cosí impegnata per tenere lontano i fantasmi del passato?

Ingrid Betancourt: No, niente fantasmi. Il passato è passato. Non sto lottando per rimuovere ma voglio vivere la mia vita e forse qualche volta mi affanno per cercare di recuperare il tempo che ho perso negli anni nella giungla. Ecco perché la mia vita è intensa e del perché sento il bisogno di sfruttare ogni secondo.

Isabelle Kumar, euronews: Anche il suo romanzo “La Linea Blu” è piuttosto intenso, avvicente. Una storia d’amore, con risvolti drammatici, ambientato durante la dittatura argentina.
Il personaggio di Julia è forte nonostante sia finita nelle mani dei militari, imprigionata e torturata. Quanto di lei c‘è in Julia?

Ingrid Betancourt: No, Julia è diversa e forse vorrei essere come lei. Ma non lo sono. Julia ha un dono. Ha la capacità di guardare al futuro. Con il suo personaggio e con quello dell’altro protagonista, Theo, volevo affrontare il tema del destino. Cosa succede se vi crediamo
e la nostra libertà è minacciata. La mia tesi è che la libertà è la nostra capacità di agire o reagire di fronte a quelle situazioni che non possiamo cambiare e che chiamiamo destino.

Isabelle Kumar, euronews: È per alcuni aspetti un romanzo personale?

Ingrid Betancourt: Credo che uno scrittore alimenti i propri romanzi con le proprie esperienze. Ma volevo che Julia fosse diversa, nel senso che avesse una vita propria.
Non ha vissuto la mia esperienza ma al tempo stesso posso condividere quello che sta passando e mi aiuta a parlare di temi come la spiritualità di questioni metafisiche come amore, libertà e dignità umana. Sono cose che nella vita quotidiana pensiamo siano dei concetti astratti. E non dovrebbero esserlo.

Isabelle Kumar, euronews: Cosí questi concetti li riporta alla nostra attenzione con un racconto stimolante?

Ingrid Betancourt: Sì, e spero che la gente sia in grado di affrontare questo romanzo come se aprisse dei cassetti. Affronto questioni che riguardano la violenza, sulle nostre scelte, su come possiamo diventare degli eroi o come diventiamo malvagi. Come puó una persona arrivare al punto di torturare un altro essere.

Isabelle Kumar, euronews: Per dar vita al personaggio deve aver attinto dalla sua esperienza personale. È stato difficile scrivere?

Ingrid Betancourt: In realtà raccontare la mia esperienza è stato piacevole. Nel mio primo libro “Non c‘è silenzio che non abbia fine” è stato piú difficile perché raccontavo i miei ricordi. Quello che avevo vissuto nella giungla. Ora invece ho creato e seguito i miei personaggi. Una volta che la loro personalità e il loro passato sono stati definiti, diciamo che li ho seguiti. È stata un’ esperienza bella e divertente.

Isabelle Kumar, euronews: E ora è difficile? Ora che il libro è uscito lei perde il controllo diretto sul racconto, ed è soggetto a molte interpretazioni..

Ingrid Betancourt: Si, ma credo sia importante e da un certo punto di vista una benedizione. Un libro è un essere umano che parla, ecco cos‘è. In seguito peró diventa un dialogo. Quando parliamo con qualcuno otteniamo dai nostri interlocutori varie risposte differenti. Ed è questo che è importante.

Isabelle Kumar, euronews: Julia è capace di lasciarsi dietro alle spalle il passato, ma stiamo parlando di una fiction. Lei è riuscita a superare il suo di passato?

Ingrid Betancourt: Si, ma solo per le cose che ho voluto lasciare dietro di me. Ci sono altre che voglio recuperare e che oggi credo sia importante non perdere. Della mia esperienza in qualche modo ho conservato un tesoro.

Isabelle Kumar, euronews: Quale tesoro?

Ingrid Betancourt: Il tesoro è il dialogo che ho instaurato con me stessa. Ho imparato a conoscermi e a conoscere gli altri.
Nella giungla credo di essermi confrontata con l’aspetto peggiore dell’essere umano, ma anche con la parte migliore. In un certo modo mi ha quindi indotto a amare gli esseri umani e ora sono in grado di andare oltre nel giudizio alla prima impressione nei confronti delle persone.

Isabelle Kumar, euronews: Durante la sua prigionia ci sono stati molti attriti non solo con i rapitori ma anche con gli altri ostaggi. Dove ha trovato gli aspetti positivi?

Ingrid Betancourt: In alcune situazioni, nella compassione, nella generosità. Anche in alcune guardie che con me cercavano di essere buone e che con altri erano stati duri, quasi dei sadici. Espressioni di umiltà che trovi in alcune persone che sono disposte a dare tutto per aiutare gli altri. La generosità degli ostaggi nel condividere il cibo o nel darti un abbraccio. L’essere umano è una macchina molto complessa.
Dovremmo sentirci così orgogliosi di essere esseri umani, di avere la capacità di superare le paure, le tenebre. Siamo persone alla ricerca di luce.

Isabelle Kumar, euronews: Abbiamo chiesto ai telespettatori di mandarci delle domande via internet. Tra queste, Kamran Deyhimi chiede se dopo tutto quello che ha attraversato è possibile perdonare.

Ingrid Betancourt: Credo che il perdono non sia una cosa spontanea. Ma bisogna saper perdonare.

Isabelle Kumar, euronews: Perché perdonare? Perché mai una persona dovrebbe farlo?

Ingrid Betancourt: Perché è attraverso il perdono che si puó liberare se stessi. Quando si è governati dall’odio si lascia all’altro, colui che ti sta facendo del male, il potere di dominare le tue emozioni.
Devi essere libero per poter sentire davvero te stesso. Senza essere sotto il controllo di qualcuno che ti ha ferito. Il perdono è il primo passo per diventare liberi con le proprie emozioni.

Isabelle Kumar, euronews: Ma non è facile…

Ingrid Betancourt: Non è facile ma penso che sia importante. Razionalmente è molto facile dire: “Sto perdonando”. Ma dal punto di vista emozionale è qualcosa che
devi realizzare ogni giorno. A volte risorgono delle immagini del mio passato in cui mi vedo soffrire, in difficoltà. A quel punto per dominare le emozioni,
cerco di tornare in sintonia con la mia scelta. Il perdono infatti direi che è una disciplina spirituale, che deve essere osservata tutti i giorni.

Isabelle Kumar, euronews: La spiritualità è ovviamente importante per lei in quanto cattolica osservante. Quando era nella giungla non ha messo in discussione la religione?
Non ha smesso di credere in Dio?

Ingrid Betancourt: Ho diverse questioni sospese con la mia religione. Credo di essere una cattolica ribelle. Sotto molti aspetti non mi sento a mio agio. È meglio mettere da parte la religione e pensare al rapporto che abbiamo con noi stessi oppure tra noi stessi e l’altra dimensione che possiamo chiamare Dio. È qui il punto di forza.

Isabelle Kumar, euronews: Si è liberi ma le difficoltà restano, perché si è legati alla propria identità, di cui si è prigionieri. Lei Ingrid Betancourt sarà sempre un ex ostaggio. Vorrebbe scrollarsi di dosso questa immagine o in qualche maniera le puó servire?

Ingrid Betancourt: La libertà è un concetto molto complesso. Prima di tutto è un concetto che si trasforma in base alle relazioni. Si puó essere liberi da qualcuno, oppure con qualcuno. È uno stato d’animo che devi praticare con te stesso. Liberarti del tuo carattere e dei tuoi pregiudizi. Liberarti da cose del passato.

Isabelle Kumar, euronews: Non la infastidisce essere per sempre conosciuta come ex ostaggio?

Ingrid Betancourt: No, perché questa è la verità. Sono un ex ostaggio e lo sono in tutte le mie attuali dimensioni: come donna, madre, scrittrice e anche politica. Saró sempre un ex ostaggio.

Isabelle Kumar, euronews: Ne vede dei benefici per lei?

Ingrid Betancourt: Credo di si. Penso che tutti dovremmo provare a trasformare le tristezze della vita in opportunità di crescita di modo che diventino positive.

Isabelle Kumar, euronews: Ora la domanda di Aubin Héritier Mboukou, che chiede se sta aiutando le persone ancora sequestrate, tra cui quelle che si trovano in Colombia.

Ingrid Betancourt: Cerco di fare quello che posso e mi impegno molto. Partecipo tutte le volte che mi chiamano alle iniziative dell’organizzazione “Otage du monde”.
Vado alle conferenze perché abbiano maggior eco e per aver maggior copertura dalla stampa per casi specifici come per i cittadini francesi presi in ostaggio.
Anche in Colombia cerco di difendere i diritti delle vittime. Anche perché nel mondo succedono strane cose. Le vittime vengono spesso considerate colpevoli della propria sorte.

Isabelle Kumar, euronews: Le è capitato?

Ingrid Betancourt: Si, molte volte e molte persone si sono trovate in questa situazione. Io ne ho parlato diverse volte. Ci troviamo in una sensazione sgradevole in cui a un certo punto ti viene detto: “Avresti potuto stare attenta, non sei stata prudente, avresti potuto evitare alcune cose e non ti sarebbe successo”. Tutte cose non vere.

Isabelle Kumar, euronews: Si sente in colpa per essere stata liberata soprattutto grazie alla sua notorietà, perché era già famosa. Questa è una colpa?

Ingrid Betancourt: No, mi sento molto fortunata. Se non fossi stata conosciuta sarei probabilmente ancora nella giungla. La fama ha aiutato me ma anche gli altri ostaggi. È molto importante diventare una sorta di cassa di risonanza per gli altri che sono stati rapiti e che non hanno attenzione mediatica. Dobbiamo essere presenti per loro, perché raccolgano maggior interesse.

Isabelle Kumar, euronews: In Colombia ha sostenuto durante la campagna elettorale l’attuale presidente Juan Manuel Santos, soprattutto perché si era espresso per il processo di pace con i guerriglieri delle FARC. Come si sente dopo questo ritorno in politica?

Ingrid Betancourt: È stato po’ strano. Dopo la mia liberazione, era la prima volta che prendevo posizione. È stato strano perché io non volevo tornare in politica, non mi sentivo abbastanza forte. Ma ho pensato che fosse un momento importante per i colombiani, con l’opportunità di prendere una decisione giusta. Quando sono intervenuta Juan Manuel Santos stava perdendo la campagna elettorale e il suo rivale si era espresso a favore della guerra.
La popolazione ha risposto molto bene e deve aver fatto questo ragionamento: siamo di fronte a due scelte e vogliamo la pace.
Si puó scegliere di sterminare il nemico, colui che la pensa diversamente da me, oppure provare a tendere la mano riconoscendo il rivale come essere umano, e mettersi a lavorare insieme per un mondo migliore.

Isabelle Kumar, euronews: A che punto è la sua carriera politica? È solo all’inizio?

Ingrid Betancourt: Non ne sono sicura. Io mi vedo come una persona che apre le porte, che è disponibile per le buone cause. Non sono certa di voler entrare in un’arena politica. I ricordi che ho conservato dalla mia esperienza sono molto negativi e dolorosi.

Isabelle Kumar, euronews: Lei sa fare bene politica?

Ingrid Betancourt: Certo, sono un’ottima politica. Sono stata molto combattiva ma quando lotti ricevi anche dei colpi bassi. Sono queste le cose che fanno male e bisogna essere solidi per incassare. Io forse non sono abbastanza forte per questo ambiente. A volte peró penso che potrei ritrovare quella forza se la Colombia ne avesse bisogno.
Se posso essere utile potrei ripensarci.

Isabelle Kumar, euronews: Lavorando magari al processo di pace?

Ingrid Betancourt: Si, collaborare alla pace potrebbe essere certo un’opzione.

Isabelle Kumar, euronews: Lei vede possibile integrare i guerriglieri delle Farc nella vita politica? Visto che è di questo che si discute al tavolo negoziale. Lei che li conosce, crede sia possibile?

Ingrid Betancourt: Certo io li conosco. Vede, una delle cose che ho imparato nella giungla è che gli esseri umani sono complessi e che bisogna sempre aprire una porta e dare
la possibilità ad una persona che vi fa del male, anche in modo terribile, di cambiare e di portare la luce dentro sé.
Se ci limitiamo a dire che sono dei terroristi, che sono malvagi, potremo solo mandarli in galera e negare loro la possibilità di trasformarsi in persone utili per la società.
Dico questo perché abbiamo altri esempi in Colombia come i guerriglieri del gruppo M19. Dopo il processo di pace di qualche anno fa, i leader del gruppo sono diventati dei politici importanti. Hanno portato avanti buone proposte per la società anche se hanno un passato, cosa che non possiamo ignorare, di violenza e durante il quale hanno ucciso delle persone. Ma hanno colto l’opportunità di diventare dei buoni cittadini.

Isabelle Kumar, euronews: Pensa che i crimini del passato come quelli a cui ha accennato debbano restare impuniti? Sarebbe per non perseguire i suoi ex rapitori se questo fosse utile per il processo di pace?

Ingrid Betancourt: No, impuniti non è il termine giusto. Il perdono non equivale all’impunità. Credo che ci debba essere giustizia ma dobbiamo cercare dei modi alternativi per realizzarla. Talvolta il carcere è un’opzione. Ma dobbiamo pensare ad altre modalità. Penso ad esempio a quelle ragazze che durante la prigionia facevano le guardie. Mi piacerebbe vederle scambiare i loro fucili e mitragliatrici con dei fiori. La Colombia ha un’industria floreale che esporta ovunque. Mi piacerebbe riuscire ad aprire delle aziende agricole di fiori dove le ragazze potessero lavorare e diventare proprietarie. Cosí potrebbero guadagnare ma facendo un bel lavoro.

Isabelle Kumar, euronews: Sembra un politico..

Ingrid Betancourt: Si, credo di esserlo davvero

Isabelle Kumar, euronews: Quando ha lasciato la giungla, ha detto che non si sarebbe negata dei piccoli piaceri della vita: i fiori in camera, una tazza di tè, una torta o un gelato.
È ancora cosí?

Ingrid Betancourt: Sì, assolutamente. Sono delle regole quotidiane e ne parlo anche nel romanzo. La Ligne Bleue è la linea che demarca l’orizzonte della felicità. Ognuno di noi
ha un orizzonte in cui sa dove puó trovare la gioia. A volte è nel passato e ci sentiamo tristi, perché la felicità non è piú nel nostro quotidiano. Oppure è nel futuro e facciamo tutto il possibile per raggiungerla.
Ma penso in realtà che la felicità sia in un momento. Quando impariamo a vivere la felicità nel presente. Camminare su quella linea blu, nel presente. Ad esempio stare qui con voi, in una bella giornata a Parigi. Questo è un momento di felicità.

Isabelle Kumar, euronews: Ma questa Linea Blu, tra il cielo e il mare è irraggiungibile?

Ingrid Betancourt: Rappresenta un’allegoria della parte fisica e spirituale che abbiamo in noi. Al termine del libro Julia realizza che non c‘è più confine tra lo spirituale e il fisico, tra il mare e il cielo. Ed è questo che dobbiamo riuscire a realizzare: tutte le nostre componenti fisiche e spirituali devono amalgamarsi per renderci consapevoli dell’importanza della vita e per poter vivere nel presente. Non possiamo vivere in un altro modo.

Isabelle Kumar, euronews: Concludiamo con una domanda formulata da Francis Grady. Lei si sente felice e soddisfatta?

Ingrid Betancourt: Sì e no. Sì perchè penso di avere tutto quello che si possa desiderare di avere e ho imparato ad essere riconoscente alla vita. E no, perché ho sempre la speranza.
Ed è come un piccolo motore che ti fa sempre andare avanti e agire. È un equilibrio in cui voglio mantenermi e penso che sia salutare.