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Israele-Gaza: il venerdì di preghiera, contingentato

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Israele-Gaza: il venerdì di preghiera, contingentato

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Un venerdì di preghiera foriero di tensioni, a Gerusalemme Est: un nutrito cordone di polizia, rafforzato dalla presenza dei militari, impediva l’accesso alla spianata delle Moschee. Potevano passare solo gli ultra-cinquantenni, per ragioni di sicurezza.

Pochi chilometri più in là i carri armati israeliani avanzavano nella Striscia di Gaza, una ferita che andava ad aggiungersi alle discriminazioni quotidiane lamentate dalla popolazione arabo-israeliana.

“Gli Israeliani non ci trattano bene. Ci maltrattano. Inventano pretesti assurdi, per allontanare la gente da qui, per schiavizzarci, per renderci la vita difficile. E questo causa delle tensioni”.

Nel pieno del Ramadan, e nel pieno di un conflitto del quale rumori e notizie si sentono e si diffondono rapidamente, nei quartieri palestinesi di Gerusalemme.

Nell’impossibilità di raggiungere Al Aqsa, centinaia di persone hanno pregato proprio davanti agli agenti israeliani, sulla via che porta alla Porta di Damasco, passaggio obbligato tra Gerusalemme Est e la città vecchia, i cui negozi erano tutti chiusi, nel pomeriggio. Dietro, irraggiungibile per i meno anziani, Al Aqsa.

L’inviata di Euronews:
“La preghiera del venerdì si è trasformata quasi in una protesta silenziosa. La chiusura degli accessi alla Città Vecchia e alla Moschea di Al Aqsa non aiuta a ridurre la tensione e l’indignazione dei Palestinesi di Gerusalemme.”