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UNESCO e la difesa dei beni culturali in caso di guerre

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UNESCO e la difesa dei beni culturali in caso di guerre

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Domana di Paul, da Parigi:

Visto l’intensificarsi delle violenze in Medio oriente, come possiamo proteggere i beni culturale da razzie e distruzione?

Risponde Nada Al Hassan, direttrice dell’Unità Stati Arabi del Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO

“La prevenzione fa parte del nostro lavoro quotidiano. L'UNESCO opera attraverso varie convenzioni internazionali, come quella dell’Aja sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, la convenzione contro il traffico illecito di beni culturali e la Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità.

Grazie alla stretta collaborazione con l’Interpol o l’Organizzazione Mondiale delle Dogane, e anche le varie case d’asta del mondo, è possibile operare attivamente per prevenire il traffico illegale di oggetti culturali ed è facile agire perché questo traffico avviene alle frontiere e sui mercati internazionali.

Di contro, è molto difficile proteggere beni culturali nei luoghi in cui sono in corso conflitti. Di solito interveniamo successivamente, durante la fase di ricostruzione.

In Mali stiamo già ricostruendo le moschee di Timbuktu. A Bamiyan in Afghanistan stiamo lavorando al consolidamento delle nicchie nelle quali si trovavano i budda che sono stati distrutti. E stiamo restaurando tutte le caverne dipinte ed il sito archeologico di Bamiyan

Naturalmente le vite umane, lo stato di rifugiati, la violenza e i tentativi di pace sono la priorità nelle regioni dove ci sono conflitti armati.

Noi pensiamo che non solo dobbiamo trasferire il nostro patrimonio culturale alle generazioni future ma anche preservarlo come garanzia di coesione sociale e come fondamento per la ricostruzione di paesi distrutti dalla guerra.

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