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Striscia di Gaza: le ragioni di Hamas

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Striscia di Gaza: le ragioni di Hamas

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Le bombe hanno ricominciato a cadere su Gaza. Hamas non vuole piú alcun aggressione contro il popolo palestinese, alcun blocco su Gaza e il rilascio dei prigionieri detenuti nelle prigioni israeliane, ma rifiuta il cessate il fuoco proposto dall’Egitto e che Israele aveva accettato.

Le condizioni imposte da Hamas sono motivo di contrasto tra la popolazione palestinese, ma anche tra l’ala militare e quella politica e persino dentro le stesse maglie militari di Hamas.

Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas ha dichiarato: “L’annuncio di Israele di porre fine ai combattimenti non significa nulla per noi e non ha valore per Hamas. Noi non vogliamo la fine dei combattimenti, ma la fine delle ingiustizie inflitte al popolo palestinese nella striscia di Gaza”.

Hamas conferma la sua strategia di comunicazione per cui dice di difendere la popolazione, come unico e indispensabile fronte contro il nemico e contro l’occupazione israeliana.

Affermazioni condivise quando Hamas aveva amici potenti nel vicino Egitto. ma oggi queste relazioni si sono raffreddate in seguito all’insediamento, nelle ultime elezioni egiziane, di Abdel Fattah al-Sissi al posto di Mohammed Morsi, della Fratellanza musulmana.

Il Cairo questa settimana ha lasciato aperti i confini solo per gli aiuti essenziali.

Tuttavia, l’isolamento diplomatico non ha limitato le capacità di attacco militare di Hamas, che ha continuato a sparare razzi forniti da Iran e Siria contro Israele. La prima vittima israeliana del conflitto è stata un civile al valico di Erez, mercoledì, quando Israele è stata accusata di aver provocato la morte di 200 palestinesi.

Nessun attacco di terra, dunque, da parte degli israeliani. Probabilmente per evitare di perdere altre vite e forse per non alimentare gruppi ancora piú estremisti di Hamas.

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Oltre 200 morti in una settimana e terribili distruzioni. Hamas ha interesse a lanciare una nuova guerra? Con quali motivazioni? Lo abbiamo chiesto a Hasni Abidi, direttore del Centro Studi e Ricerche sul mondo arabo e mediterraneo (CERMAM) a Ginevra.

Hasni Abidi: ‘‘Hamas vuole trarre profitto da questa escalation di violenza che riguarda entrambe le parti, le più estremiste. Pensano evidentemente di avere molto da guadagnare a livello politico. Non accettare la proposta di pace è molto più vantaggioso per Hamas che accettarla. Hamas si rinforza sul piano politico e cerca di ottenere la revoca completa del blocco e soprattutto indebolisce il suo partner, l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) .’‘

Laurence Alexandrowicz, euronews: La scorsa notte le abitazioni di quattro dignitari di Hamas sono state distrutte dagli israeliani. Da una settimana Tsahal, l’esercito israeliano, bombarda la Striscia di Gaza, i tiri di razzi di Hamas non cessano. Da dove Hamas trae la sua capacità di resistenza?

Hasni Abidi: ‘‘L’ago della bilancia in termini di forze oggi pende chiaramente dalla parte di Israele, ma Hamas ha sorpreso tutti, compresi i militari israeliani. Credo che Hamas si preparasse da diversi anni al colpo. Negli ultimi due anni, soprattutto dopo la deposizione del presidente egiziano Morsi, Hamas ha compreso che la situazione internazionale gli era sfavorevole data la perdita di tutti i suoi alleati e che doveva preparasi al momento difficile del confronto con Israele. Chiaramente ha mantenuto dei legami importanti con i suoi vecchi alleati come l’Iran.’‘

Laurence Alexandrowicz, euronews: Parliamo, dunque, del sostegno di Hamas. Visto l’evoluzione della situazione in Siria e in Iraq, gli islamici di Hamas sono più forti?

Hasni Abidi: ‘‘Come risaputo, gli jihadisti palestinesi, gli jihadisti islamici o Hamas, sono un’emanazione nazionale e la loro battaglia è nazionale. È molto difficile che ci siano dei legami con il movimento jihadista internazionale, soprattutto visto quello che succede in Iraq e in Siria. Ciononostante, le azioni dello Stato islamico dell’Iraq rappresentano uno spunto per gli jihadisti islamici. Sono convinti che gli Stati arabi oggi sono deboli e non in grado di fare nulla per la loro causa e sentono di doversi mobilitare.’‘

Laurence Alexandrowicz, euronews: Un deputato di Hamas, a proposito di una possibile operazione terreste delle Forze di Difesa israeliane, ha detto di recente: ‘‘Gaza sarà il loro cimitero’‘. Dopo tutti questi morti, feriti e tanta distruzione gli abitanti di Gaza sostengono ancora Hamas?

Hasni Abidi:’‘La maggior parte degli abitanti di Gaza vuole che tutto questo finisca e che si arrivi a un accordo per il cessate il fuoco duraturo ma alle condizioni note: apertura dei varchi della Striscia di Gaza, la revoca completa del blocco e la liberazione dei prigionieri. Secondo elemento, gli abitanti di Gaza non possono fare molto, perché Hamas non è solo un partito politico ma un’organizzazione militare, una struttura economica, e la vita quotidiana degli abitanti di Gaza è condizionata da questo movimento dopo il ritiro dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp). Per questo vi è una fusione per default tra Hamas e Gaza, perché non c‘è altra prospettiva, specialmente quando l’unico valico con l’Egitto è chiuso diventa molto difficile per gli abitanti di Gaza ribellarsi contro Hamas.”