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Ebola: l'epidemia mortale si espande silenziosa in Africa occidentale

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Ebola: l'epidemia mortale si espande silenziosa in Africa occidentale

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Una storia senza precedenti. Questo il termine utilizzato dagli esperti per descrivere l’epidemia di Ebola che sta riguardando tre Paesi dell’Africa occidentale, Sierra Leone, Guinea e Liberia. La malattia da virus Ebola è una febbre emorragica grave e spesso mortale.

Al 30 giugno la malattia aveva colpito 759 individui, con 467 decessi, la maggior parte in Guinea, dove l’epidemia ha avuto inizio, il Paese più esposto.

Tra il 6 e l’8 luglio, 44 nuovi casi di malattia provocata dal virus. 21 i decessi segnalati in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Lo ha comunicato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Il totale dei casi segnalati, sospetti o confermati, dallo scoppio dell’epidemia è salito a 888, tra i quali 539 decessi.

Secondo l’Oms l’evoluzione nei tre Paesi africani. In Guinea, la tendenza dell’epidemia “mostra una bassa attività” nella trasmissione con un solo caso confermato negli ultimi 7 giorni.

L’andamento dell’epidemia in Liberia e Sierra Leone rimane precaria, con un alto numero di nuovi casi e decessi stati segnalati. Nei giorni scorsi, dal 7 al 10 luglio, esperti dell’Oms hanno compiuto una missione in Sierra Leone e Guinea. Un centro di coordinamento è stato stabilito a Conakry (Guinea).

Anche se pare assai difficile che il virus possa arrivare in Europa, almeno per ora, c‘è tensione negli operatori sanitari soprattutto in Italia del sud. Nei giorni scorsi, con l’intensificarsi degli sbarchi di migranti nelle coste siciliane, si è diffuso il timore di un possibile veicolo d’infezione per Ebola in Italia. Nessun caso è stato però registrato. Suona cinico, ma il periodo d’incubazione della maattia in genere non supera i dieci giorni e impedirebbe alle persone contagiate di arrivare sulle coste visto che il virus è talmente fulminante da prostrare fisicamente, e in poche ore, il malato portandolo spesso alla morte.

L’epidemia si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei e la diffusione è, in genere, facilitata da usi e abitudini culturali locali, legate ad esempio alla sepoltura dei cadaveri, o a paure diffuse all’interno di alcune comunità, che spesso non informano le autorità sanitarie dei nuovi casi per timore degli ospedali, percepiti a volte come luoghi di morte anziché di guarigione. Questo ha permesso alla malattia di espandersi quasi senza che nessuno lo sapesse.